Ministro Bonisoli: «Chi fa cultura attraverso la musica è assolutamente da appoggiare e incentivare»

  • 13/06/2019
  • Aldo Macchi

La musica dal vivo non può più aspettare e il Ministro ai Beni e Attività Culturali, Alberto Bonisoli, si è dimostrato sensibile ad ascoltare le esigenze di riconoscimento istituzionale di un’intera categoria: quella dei Live Club e dei Festivalitaliani. È il frutto di un lavoro che prosegue da oltre un anno, condotto dall’Associazione di Categoria KeepOn LIVE, con l’obiettivo di influire istituzionalmente sulle prossime leggi di governo riguardanti il settore. Abbiamo intervistato direttamente il Ministro, per sapere come vede il futuro del settore più florido del mondo dello spettacolo.

Qual è stato il primo concerto a cui ha assistito? Il più bello, quello che ricorderà per sempre?
Non ricordo con esattezza tutti gli artisti. Era l’estate del ’77 o del ’78, a Cremona. Ricordo che tra gli altri c’erano gli Area e Vasco Rossi, allora non noto. Erano i tempi di Fegato spappolato. Quello che ricorderò per sempre è stato quello iconico di Bob Marley, nel luglio del 1980 a Milano in cui uno dei gruppi di apertura fu Pino Daniele con la sua band.

La musica dal vivo è un settore in crescita. Come interpreta da Ministro dei Beni Culturali questo fenomeno?
In maniera molto positiva. La musica dal vivo permette alle persone di accedere con più facilità al mondo dell’arte. Permette agli artisti di mettersi in gioco. È un modo di far musica che dobbiamo assolutamente incentivare e appoggiare.

KeepOn Live, Associazione di Categoria, sostiene che sia arrivato il momento di riconoscere i Live Club come luogo di promozione e aggregazione culturale. Quale è il percorso possibile da fare con le Istituzioni in tal senso?
Abbiamo un gruppo di lavoro fatto con le associazioni che gestiscono tutto il mondo musicale e questo è uno dei temi di cui stiamo parlando proprio in queste settimane.

Nell’ambito culturale ci sono sempre più nuove figure professionali. Come si potrà inquadrarli in modo da garantire le necessarie tutele alle diverse professionalità?
È un altro di quei temi che stiamo affrontando al tavolo per la musica. Anche su questo a breve saremo in grado di dare risposte più precise.

Come si immagina il mondo dello spettacolo e della musica dal vivo in Italia fra cinque anni?
Semplice. Più ricco, più diverso, più aperto.