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La Bookique di Trento compie 6 anni e si prepara ad affrontare i prossimi 9

La Bookique di Trento è un caffè letterario che nel tempo è riuscito ad imporre la cultura della musica live nella propria città grazie a tanta passione e voglia di fare. Dopo una breve pausa la Bookique ripartirà più forte e carica di prima e l'ultimo evento è stato, non solo l’occasione per salutarsi, ma anche per festeggiare i 6 anni di apertura di questo spazio votato agli eventi culturali e musicali. Abbiamo intervistato Marco che, insieme a Serena, è l'anima del locale.



Ciao Marco ci racconti dello stato della musica dal vivo a Trento?
Devo dire che nell’ultimo anno la scena live si è un po’ impoverita e noi siamo uno degli ultimi baluardi per la musica dal vivo; anche se si sta ricominciando a suonare anche in posti piccoli, non ci sono molti locali in cui sia possibile farlo. Si fa un po’ di fatica a trovare un circuito affermato, insomma, il trend è sicuramente quello nazionale. Magari noi ci siamo salvati perché rappresentavamo una novità, ma anche noi sul medio live facciamo un po’ fatica.


Quali difficoltà si incontrano durante il cammino di un live club e cosa reputi essenziale per poter andare avanti?
L’importante è fare incuriosire le persone: dopo un duro periodo iniziale noi siamo riusciti a far capire al pubblico che da noi c’è musica selezionata e di qualità; quando le persone sanno che ci sei comincia a crearsi un certo giro attorno al locale. Prima di tutto bisogna curare la programmazione con coerenza e stile; il pubblico capisce quando le proposte sono buone e se non becchi il concerto le persone difficilmente rispondono, di sicuro ci sono ascoltatori attenti che riescono ad intercettare la qualità. Ti parlo di numeri piccoli ma che per noi sono più che decenti. 

Bisogna esser anche bravi a capire quali artisti sono destinati a fare il salto di qualità e prenderli in tempo per fare un gran bel live, come ci è successo per esempio con Colombre di Panico concerti.

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Da dov’è nata l’idea di creare Bookique?
Abbiamo colto un’opportunità collaborando con l'ufficio delle politiche giovanili del comune di Trento che, tramite un bando pubblico, ci ha assegnato in gestione il posto in cui ci troviamo. Siamo partiti come caffè letterario, vincendo il primo bando sette anni fa e quest'anno abbiamo vinto il secondo. 

Volevamo creare un posto in cui le persone potessero leggere le proprie poesie o semplicemente aggregarsi per condividere i propri interessi. Successivamente abbiamo anche scoperto che il locale ha una buona acustica e ci siamo buttati sui live anche portando artisti da fuori, una cosa che di solito non accadeva a Trento. 


Ho visto l’evento di qualche giorno fa riguardo la chiusura temporanea…
É la chiusura temporanea del primo progetto, poi ripartiremo con l'avventura derivata dalla vincita del nuovo bando: saranno altri nove anni in cui avremo ancora più spazio per sognare. Abbiamo chiuso anche per ringraziare la città per ciò che abbiamo fatto e per ripartire con nuove idee e nuove energie.

Ho letto la descrizione dell’evento ed ho visto che chiunque poteva portare un proprio ricordo durante la serata e la cosa mi ha abbastanza incuriosito, ce ne puoi parlare meglio?
Abbiamo intitolato la serata "Cara è la fine", come la canzone dei Marlene Kuntz in cui è citato un bel ricordo con cui lasciarsi; quindi io e Serena, la mia socia, abbiamo fatto un tavolo in cui ci scambiavamo dei ricordi con il pubblico e rilasciavamo un piccolo portachiavi, abbiamo passato un paio d’ore con le persone che sono passate. É stato carino perché dopo un po’ ti dimentichi di ciò che è successo durante gli anni.

Vuoi raccontarmi qualche ricordo? 
Ci sono persone che mi han detto: “Qui ho letto la mia prima poesia in pubblico ed adesso ho pubblicato la mia prima raccolta” e questo ci ha fatto molto piacere. Poi c’è chi mi ha raccontato la presentazione del libro di Dente che è stato divertentissimo. Alcuni nostri ricordi, invece, sono legati ai molti live che abbiamo ospitato.


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Quali sono stati, 
secondo te, i concerti più belli di questi anni? 
Credo SEA + AIR sicuramente un gran concerto, oppure un concerto de L’Officina della camomilla, concerto stranissimo ed incredibile, per me è stato bello vederli crescere e partire dal Bookique. Ce ne sono molti altri da citare ma ogni live ha avuto il suo grande fascino.


Quali progetti avrete per la nuova apertura?
Stiamo valutando diverse cose ma di certo vogliamo dare più spazio alla parte di formazione culturale anche sulla base di quello che ho visto fare ad altri locali del circuito KeepOn Live: ospitare corsi o seminari inerenti la musica, la scrittura ed arti visive. 

Inoltre vogliamo dare ampio spazio alla musica live creandole uno spazio adeguato e continuare il rapporto con le associazioni della città. Insomma, sarà una sorta di evoluzione naturale.

Ti lascio con l’ultima domanda: consiglieresti ad un ragazzo di buttarsi nell’esperienza di aprire un live club come il tuo? La cultura riesce a penetrare nel tessuto sociale, oggi come oggi?
Ci sono degli aspetti molto importanti, purtroppo se vedi l’andazzo generale puoi dire che non ne vale la pena. Però in una città universitaria qualsiasi c’è sempre un target di ragazzi molto interessati, esiste ancora un pubblico a cui rivolgersi e sicuramente ne vale la pena. Non è il pubblico di cento persone che si fa il suo aperitivo, ci sono persone interessate a cose nuove e soprattutto importanti. É un pubblico di nicchia quello a cui rivolgersi ma consiglierei l’esperienza perché ci sono tante soddisfazioni nel mezzo. Se riesci a dare un’alternativa alle quattro iniziative contate in città, riesci sicuramente. 

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