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Birthh ci racconta in anteprima il suo prossimo tour in USA

Partirà l’1 agosto da Brooklyn il tour estivo di Birthh, sei date che la porteranno in giro per gli Stati Uniti, grazie al supporto di Italian Music Export, la nuova iniziativa della Siae nata per promuovere e sostenere gli artisti italiani all’estero. In quest’intervista Birthh ripercorre quella che è stata la sua esperienza sul palco fino ad oggi e ci racconta come si sta preparando al nuovo tour. 

Stai per tornare negli Stati Uniti con il nuovo tour e toccherai città come Chicago, Philadelphia, San Francisco, cosa ti aspetti da queste nuove date? 
Questo tour ha uno scopo preciso che è quello di provare i pezzi nuovi e vedere anche le reazioni del pubblico nei confronti dei brani. Li presenterò con l’arrangiamento delle demo quindi non saranno le versioni definitive. Prima ancora di iniziare la registrazione del nuovo album vorrei rodarli live, quest’aspetto mi è mancato con il primo album. 

Il tuo nuovo tour è supportato dal programma della Siae “Italian Music Export”, come sei entrata all’interno di quest’iniziativa? 
Quando ho iniziato a pensare al nuovo tour è venuto naturale provare questo bando, girare sopratutto all’estero e sopratutto negli Stati Uniti è molto costoso. Visto che questo tour non aveva nessuna pretesa se non quella di farci conoscere un po’ di più ci è sembrata una buona opportunità provare a partecipare a quest’iniziativa.  

Quali sono le maggiori difficoltà per un’artista italiano a imporsi sui palchi internazionali? 
Le maggiori difficoltà sono sicuramente economiche e un’iniziativa come Italian Music Export sicuramente riesce a colmarla. Molto spesso quando si fa un tour internazionale non si rientra con i costi. 

Birthh

Ci sono delle differenze sostanziali che hai notato tra le tue esperienze live italiane rispetto a quelle internazionali? 
Questa cosa in realtà è molto relativa, le esperienze positive e negative ci sono state sia in Italia che all’estero. In linea di massima all’estero ho notato che c’è un investimento maggiore dal punto di vista tecnico e quando ti esibisci senti la differenza anche dal punto di vista del suono. Ci sono luoghi come la Francia e il Lussemburgo in cui non mancano le politiche di finanziamento e valorizzazione dei live. Anche le reazioni del pubblico dipendono sempre dai luoghi. La mia data più bella, che forse ricorderò per sempre, è stata in Austria dove ho suonato da sola in acustico. Ho iniziato a suonare dopo l’esibizione di un gruppo metal sloveno, il locale si è riempito e sono rimasti tutti in silenzio dall’inizio alla fine del concerto, ridendo anche alle mie battute. Per me è stato un successo su tutti i livelli. Anche in Italia ci sono state delle esperienze bellissime. 

Da quando hai iniziato ad esibirti ad oggi com’è cambiata l’esperienza del live? 
È sempre un percorso in costante cambiamento. A fare la differenza secondo me, a livello professionale, è la qualità delle strumentazioni, conviene sempre investire su quest’aspetto, sopratutto per chi fa dell’elettronica. Dal punto di vista dell’approccio, credo che un live non debba suonare come un disco, ci sono dei presupposti diversi, il live è un’esperienza che condividi con le persone che stanno ascoltando, ci deve essere un diverso tipo di trasporto. I pezzi devono essere riadattati al live dando anche spazio all’improvvisazione perché ogni spettacolo è diverso e il pubblico è sempre diverso. Bisogna essere bravi a capire anche quali sono le esigenze di chi hai davanti, senza snaturarsi. 

Durante le nuove date suonerai sul palco i nuovi pezzi, quanto l’esperienza del suonare dal vivo ha inciso nella creazione del nuovo album che stai preparando? 
È un po’ complicato da spiegare, suonare in giro per così tanto tempo e così tante volte mi ha insegnato molto di più ad ascoltare la musica in un certo modo e vivermela in un certo modo. Durante la stesura di questo nuovo lavoro mi sono messa ad ascoltare i brani ad occhi chiusi per capire dov’è che mi portassero, cosa che fai spesso anche quando suoni. Suonare dal vivo direi che davvero mi ha insegnato ad ascoltare. 

Per te non è la prima volta all’estero, nel 2016 hai esordito al SXSW il celebre festival musicale che si tiene ad Austin in Texas, cosa ricordi di quell’esperienza? Ci racconti un aneddoto? 
Come prima esperienza è stata abbastanza tosta, inoltre è stata la prima data del tour di Born in the woods. Ci sono molti aneddoti legati a quell’esperienza. Te ne raconto uno che non ha nulla che vedere con la vita sul palco. In Texas si va molto in macchina, è difficile vedere delle persone che camminano a piedi. Io e il mio gruppo abbiamo pensato di farci due ore a piedi sotto il sole cocente durante l’ora di pranzo per andare in un ristorante. Eravamo gli unici a camminare a piedi per Austin e la gente spesso si fermava per guardarci e sorridere. 

Birthh

Il tuo live ideale come te lo immagineresti? 
Un live ideale intanto deve avere dei fiati, molti musicisti sul palco e non deve ricorrere all’uso delle basi. 

In un’intervista hai detto che per la stesura del tuo primo album ti hanno ispirato molto le poesie di Montale. Che libro metterai in valigia?
Ho da poco scoperto un poeta modernista americano che si chiama Wallace Stevens. In realtà me l’ha fatto scoprire una delle persone con cui sto lavorando al nuovo disco e mi ha fatto notare che i testi nuovi gli ricordavano molto le sue poesie. Sono andata a leggermi alcune suoi testi ed è veramente impressionante. Il libro si chiama Harmonium. Mi sono poi appassionata alla mitologia greca, e ho da poco letto una raccolta di racconti che sono delle riscritture del mito di Orfeo e Euridice, c’è una rilettura di Pavese e una di Cocteau. 

Qual è la sensazione che provi cinque minuti prima di salire sul palco?
Sono sempre un po’ agitata e ho un po’ di tachicardia ma dopo i primi 15-20 secondi mi rilasso totalmente.

Con quale artista ti piacerebbe suonare dal vivo? 
Mi piacerebbe suonare tra gli italiani con gli Any Other con cui abbiamo collaborato ma non abbiamo mai suonato insieme, tra gli internazionali invece con Anderson Paak

Una canzone italiana che vorresti interpretare? 
Senza Fine di Gino Paoli, anche se la sua versione è troppo perfetta e il confronto non è facile.