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Dal tramonto all’alba: la grande esperienza dell’Apolide Festival

Apolide Festival compie 15 anni: l’evento di quattro giorni che si tiene nella splendida cornice dell’Area Naturalistica Pianezze, nel comune di Vialfrè (Torino), torna anche quest’anno dal 19 al 22 luglio con il suo carico di musica, djset, performance artistiche, workshop, sport, area market e food. Un’esperienza a 360 gradi, da vivere anche e soprattutto attraverso il camping: svegliarsi nel bosco è un’esperienza cosi unica e immersiva da provare almeno una volta nella vita. Per il suo compleanno, Apolide ospiterà artisti come Samuel (nella sua unica data italiana), Alice Merton, Bruno Bellissimo, Populous e Joan ThieleAbbiamo intervistato Salvatore Perri, direttore artistico di Apolide, per scoprirne di più su questo particolare festival indipendente. E per cercare di risolvere il mistero di Piero. 


Allora, 15 anni di Apolide: che effetto fa?
L'effetto che fa è quello d'essere quasi adulti e avere la voglia di diventarlo molto presto come un vero adolescente. Il festival in questi anni ha cambiato pelle, location, struttura e indirizzo artistico, ma il DNA è rimasto quello degli inizi. La volontà di Apolide Festival è quella di essere un punto di riferimento per il territorio piemontese e un'attrazione per chi lo osserva da fuori regione e dall'estero. Un'esperienza di 72 ore consecutive di distacco dalla realtà, in cui bisogna essere predisposti alla scoperta del nuovo e del diverso. 

La line up del festival è sempre stata attenta alle “avanguardie” musicali, non ancora assurte nell’olimpo del mainstream. Alcuni degli artisti che avete ospitato negli anni passati però, hanno poi quasi sempre avuto un successo importante. Apolide oracolo della musica?  
Non esageriamo (ride). Apolide come riferimento di quello che sarà, così ci piace pensarlo da sempre. É vero, negli anni abbiamo avuto il piacere di intercettare artisti che poco dopo sono diventati punte di diamante in Italia e all'estero. Da quattro anni abbiamo intrapreso un percorso volto all'internazionalizzazione dei contenuti nell'ottica di allargare il raggio di azione ed essere sempre più attrattivi e, soprattutto, diversi. Questo ci ha permesso di utilizzare la stessa attitudine alla ricerca che abbiamo avuto con gli artisti italiani, nelle nostre ricerche all'estero. È così che negli anni abbiamo ospitato artisti come Jain, Public Service Broadcasting, Hercules & Love Affair, Skip & Die e quest’anno nomi importanti come Alice Merton, Témé Tan, Dan Owen, Grimm Grimm e tanti altri ancora.

Si può dire che avete fatto di un limite - il budget che non può coprire i cachet dei cosiddetti “big”- la vostra più grande risorsa in termini di ricerca e innovazione artistica?
Potrebbe essere vero anche questo. I budget sono sempre limitati e ogni anno quelli degli  artisti aumentano - in proporzione - in maniera smisurata. In questo settore si fanno salti mortali per riuscire ad essere ingaggianti e con appeal. Siamo contenti se questo viene percepito, vuol dire che la direzione è quella corretta. Noi non vogliamo cambiarla.

Dopo 12 anni di gratuità, nel 2016 il festival ha sperimentato per la prima volta un biglietto di ingresso a prezzo comunque contenuto rispetto alla media dei festival estivi italiani. Proviamo a fare un bilancio di questi primi due anni ad ingresso: sentite che è stata la scelta giusta per il festival? Quanto ha contribuito alla sua crescita?
Diciamo pure che senza questa scelta oggi il festival non esisterebbe. I tempi sono molto cambiati rispetto ai primi anni 2000, le manifestazioni gratuite sono sempre meno e questo va di pari passo alla mancanza di contributi pubblici (e privati). Siamo orgogliosi di aver fatto questa scelta e di averla portata avanti senza paura.

Apolide


Cosa fate il giorno dopo la fine di Apolide?
Il giorno dopo la fine di Apolide lavoriamo alla chiusura di Apolide. Al comprenderne la riuscita o no e la sua sostenibilità. Questo per alcune settimane, prima delle meritate vacanze. Al rientro, a fine agosto, ci guardiamo in faccia, sorridiamo, e tendenzialmente ricominciamo da capo, pensando agli 11 mesi che ci separano dall'edizione successiva. Apolide è un progetto che occupa le nostre vite tutto l'anno, da molti anni. É molto difficile da comprendere: lavoriamo 12 mesi all'anno per un battito d'ali. É pazzesco e continuiamo a chiederci il perché. É una montagna russa costante di sensazioni da tenere sotto controllo.

Ma Piero**, alla fine, è esistito davvero?
Le leggende dicono che arrivi da campeggi lontani e si sia insediato nei nostri da 5/7 anni. Non l'abbiamo mai visto, se qualcuno dovesse incapparsi nella sua figura, ce lo faccia sapere. Nel frattempo la ricerca estenuante continua...


** Piero è una figura mitologica, che ogni anno viene invocata a gran voce ad orari impossibili dai partecipanti al festival (di giorno, ma molto più spesso nel cuore della notte). Al richiamo (“Pieroooooo!”) risponde qualcun altro con la stessa invocazione e cosi via, finchè per almeno due minuti buoni il bosco non risuona di un coro scoordinato di “Pieroooo!”, col il potere di unire tutti in un’infruttuosa ricerca comune. A tutt’oggi, Piero non ha mai risposto.