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Diodato e la sua guida europea per artisti in tour


A pochi giorni dall’uscita del suo nuovo singolo, Essere Semplice, il prossimo 18 maggio, dopo mesi di concerti abbiamo intervistato Diodato per poter rivivere con lui le cinque date europee vissute in collaborazione con KeeponLive, come riconoscimento per essere stato eletto come artista Best Performer Live della scorsa estate dalla rete di direttori artistici dei 52 festival della KeepOn Festival Experience. È in treno, sta viaggiando, è pronto per prendere un aereo. È la vita di un artista in tour, un artista che in viaggio scopre nuovi posti, esperienze, persone. Tra cibi buonissimi, architettura da capogiro, risse, e la voglia di capire le dinamiche di una prostituta olandese. Una chiacchierata da cui è nata una sorta di guida, tra musica, arte e intrattenimento: la guida europea di un artista in tour.

Il tuo, fino ad ora, è stato un periodo di crescita continuo, non stai sbagliando nulla. Come potresti riassumere questa tua evoluzione, anche sul palco, dal Sanremo 2014, quando eri tra le nuove proposte, a quello di quest’anno?

Mi ritengo maturato, anche sul palco riesco a divertirmi molto di più rispetto al passato. Mi sono liberato da alcune fisse strane che avevo qualche anno fa. Ero un po’ più inchiodato anche emotivamente, e questo mi portava ad essere più fermo sul palco. Potremmo dire che ero più la figura classica del cantautore con la chitarra. Invece adesso mi diverto parecchio, riesco addirittura a ballare ed è una cosa che mi piace molto perché mi permette di raccontare una parte di me. Il mio approccio al Festival, emotivamente, è stato molto simile a quello del 2014. È un palco talmente importante che ti mette addosso un’ansia particolare. Quest’anno con me c’era un amico (Roy Paci ndr) con cui ho potuto condividere gioie e ansie. Mi sono divertito tanto in quella settimana: esperienza assolutamente positiva. Rispetto alla prima volta c’è stata un’esposizione mediatica superiore.


Il pubblico è maturato con te?
Mi sembra sempre più affezionato passo dopo passo: sempre più persone che mi seguono con costanza anche in luoghi molto lontani rispetto alla loro città di origine. C’è stato sicuramente un incremento ma anche l’attenzione e l’approccio è decisamente migliorato. Posso quindi dire che ora il pubblico è molto più coinvolto, sicuramente anche per quello che io faccio sul palco.

Il tuo pubblico, ma anche la rete degli organizzatori di concerti e festival di Keepon Live ti ha individuato come la miglior esperienza live della scorsa estate. Qual è stata la chiave per arrivare a questo secondo te?
Curo i dettagli, cerco di stare il più attento possibile. C’è sicuramente maggiore attenzione rispetto al passato. Mi piace però vivere anche di impulso il palco, stravolgere tutto a seconda della situazione. Forse mi ha aiutato proprio questo mix di cose, oltre a una maggiore presenza emotiva.

Questo ti ha permesso di fare un tour in Europa, con cinque date: hai trovato scenari simili a quelli italiani?
Ho avuto la possibilità di suonare in luoghi dove c’è molta Italia, ma percepisci comunque un’attenzione un po’ diversa. Chi passava di lì per caso, e magari non era italiano, era molto attento e interagiva parecchio. Probabilmente l’italiano deve suonare molto esotico alle orecchie di un olandese, o di un tedesco. È stato bello vedere l’entusiasmo anche di chi probabilmente non ha capito neanche una parola di ciò che cantavo. Si è realizzato un piccolo sogno. Ho sempre chiesto alla musica di portarmi in giro il più possibile e questa volta mi ha fatto scoprire tante splendide città europee.

A questo punto, allora, scopriamola questa Europa: qual è la tua Guida europea per artisti in tour?
La prima tappa è stata Digione, il 19 aprile. Abbiamo attraversato il traforo del Monte Bianco e siamo entrati in Francia. Ci siamo mossi in macchina per tutto il tour ed è stato bello vedere man mano i paesaggi cambiare, ci tenevo molto. Digione è un piccolo gioiellino, sospesa tra modernità e una particolare attenzione per ciò che i secoli passati hanno lasciato. Suggestivo è il mercato coperto, costruito da  Eiffel e ovviamente tutto in ferro. Abbiamo fatto colazione lì vicino e poi ce ne siamo andati per mercatini. Purtroppo non sono riuscito a bere del vino della zona, che so essere molto buono.

Diodato

Parigi
Poi siamo andati a Parigi, da cui mancavo da molti anni. È una delle città più belle del mondo, c’è poco da fare. Sono uno che cammina tanto, per cui sono stato parecchio in giro per la città. Uno dei luoghi, anche qui, che mi ha sorpreso di più, è stato un altro mercato, il Marché des Enfants-Rouges, (tradotto in italiano Il mercato dei bambini rossi). Parigi è una città incredibile, a me piace guardare l’architettura, le case, le costruzioni. L’attenzione in determinate zone è incredibile. Mi ha un po’ deluso Notre Dame. Non so, me la ricordavo come qualcosa di più imponente, forse perché l’avevo vista da bambino. In Italia abbiamo, da quel punto di vista, delle chiese che la fanno un po’ sfigurare, mettiamola così.

Bruxelles  
Siamo poi partiti per Bruxelles, per andare a suonare alla Piola Libri, in un quartiere con case fantastiche che avrei comprato all’istante, ma devo fare ancora un po’ di tour mi sa. All’interno della Piola c’era un piano acustico che volevo usare assolutamente. Abbiamo rivoluzionato scaletta e live su due piedi e devo dire che l’atmosfera che si è creata è stata magica. La sera siamo stati in giro, era un sabato e c’era un delirio. Non me l’aspettavo una città così piena di vita. Abbiamo visto diverse zone della città e poi siamo finiti nella Grand Place, piena di ragazzi. Molti suonavano e cantavano canzoni. Ne abbiamo riconosciuta una anche di Rino Gaeano, probabilmente suonata da italiani. Una piazza piena di statue dorate, imponente, maestosa. Siamo andati anche in giro per le viette secondarie ed è stato bello scoprire una città così viva e piena di locali con un’attività notturna così intensa. Il giorno dopo siamo tornati alla Grand Place per visitare un’antichissima liuteria in cui costruivano chitarre davanti al pubblico. C’erano diversi liutai che presentavano i loro lavori e siamo stati lì un po’ a provare chitarre e a guardarli lavorare, ma no, non ne ho comprata nessuna.

Amsterdam
Prima di arrivare in città, all’ora di pranzo, siamo usciti a caso dalla strada principale e abbiamo trovato questi paesaggi olandesi incredibili, con le tipiche case del luogo e i giardini perfetti immersi nella natura. Ci siamo fermati in un bar, che aveva dei tavoli all’aperto ed era pieno di ciclisti. Ce n’erano più di 100. Abbiamo mangiato un panino lì con loro e poi siamo ripartiti verso Amsterdam. Per tutto il viaggio abbiamo trovato un tempo incredibile, anche 30 gradi, sole tutto il giorno. La gente era per strada, vedevi che comunque c’era una sorta di stupore perché sono luoghi dove di solito il clima è un problema.

Diodato Bici
Non c’ero mai stato e mi ha subito colpito il numero di biciclette che c’erano in giro e nei l’archeggi. Poi è subito successa una cosa particolare. Avrei dovuto incontrare una fotografa italiana che era anche lei in città e che voleva farmi qualche scatto. Abbiamo lasciato l’auto al volo e, proprio mentre stavo per scriverle, ho sentito urlare a pochi metri di distanza e ho visto questi ragazzi che litigavano. Due di loro si sono presi per il collo e si sono spinti un po’. La situazione è rientrata quando uno dei due si è allontanato. Nella concitazione del momento avevo sentito parlare in italiano e quando i tre rimasti si sono diretti verso di me, ho chiesto se fosse tutto ok. Ho così scoperto che tra loro c’era la fotografa che avrei dovuto incontrare. Aveva dimenticato gli occhiali da sole su una panchina e, una volta tornata per recuperarli, aveva trovato questo ragazzo che asseriva che ormai erano diventati suoi. I due amici che erano con lei avevano chiesto prima gentilmente di riaverli e poi hanno cercato di riprenderli con la forza. La cosa assurda è che è successo di fianco alla macchina, senza che ci fossimo dati nessun appuntamento. Abbiamo riso dell’accaduto e ce ne siamo andati in giro a fare foto. La città era pazzesca: le case storte, i canali, un’atmosfera unica. Abbiamo girato per un paio di ore. Poi siamo andati al MixTree, un posto molto carino, gestito sempre da italiani. Abbiamo suonato davanti a un pubblico attentissimo. È stato uno dei concerti più belli che abbia mai fatto. Ero in grandissima forma comica, sembravo Roberto Benigni, con la mia incredibile spalla, Duilio che era lì con me a suonare e a fare il comico. Finito il live siamo tornati a visitare Amsterdam e siamo ovviamente passati dal quartiere a luci rosse. Surreale, con queste splendide ragazze in vetrina che ti guardano e ti invitano ad entrare. Mi sarebbe piaciuto entrare in una di quelle stanze, per parlare con qualcuna di loro, giuro, solo per parlare, per capire come funziona, ma mi sembrava un tantino fuori luogo e allora ci siamo fatti un altro giretto.

Il giorno dopo Duilio è tornato in Italia e io sono partito verso l’Aia, per poi andare verso Colonia. Abbiamo attraversato in macchina l’Olanda e siamo entrati in Germania e anche lì ci siamo fermati a mangiare, appena arrivati. Abbiamo mangiato wurstel, buonissimi, e bevuto birre molto molto buone.

Colonia (Germania)
Colonia mi ha impressionato soprattutto per il duomo che è impossibile far entrare in una sola foto. È gigante, mastodontico, folle, splendido. Ho preso la chitarra e ho suonato sotto una delle sue enormi porte. Poi siamo finiti a mangiare uno stinco di maiale gigante, con le patate, i crauti, la birra e poi via a dormire. Il giorno dopo abbiamo fatto Colonia Milano in macchina e il viaggio di è concluso. In totale saranno stati 3000 km in 5 giorni ma ne è valsa la pena, è stata un’esperienza che mi ha arricchito tanto.

C'è quindi un pubblico per la musica italiana all'estero?

C’è sicuramente un pubblico che aspetta la musica italiana fuori dai nostri confini. Molto sono italiani e non vedo cosa ci sia di male nell’andare a suonare per loro, ma ci sono anche molti stranieri. A Colonia ci sono state persone del posto che hanno comprato un tutti i miei dischi. Bisogna cercare di promuovere la nostra musica, la nostra cultura musicale, creare un circuito ancor più grande e solido. Non va assolutamente trascurata questa possibilità di allargare gli orizzonti.