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Italian Primavera Sound: a tu per tu con Birthh

Al Primavera (Pro) c’è stato spazio anche per tre artisti italiani che hanno suonato sia sul palco del Pro Day che su quello del Pro Night. Tra di loro anche Birthh, con la quale abbiamo scambiato quattro chiacchiere dopo la sua esibizione sul palco del Pro Day, al CCCB.

Com’è andata? Com’è la sensazione di suonare al Primavera?
Direi che è andata abbastanza bene: è bello star qui in generale per l’ambiente che c’è, alla fine per me un palco un po’ vale l’altro. Non ho preferenze: mi va bene suonare davanti a due persone come davanti a mille, non mi cambia la voglia che ho di suonare. Comunque molto bello!

Sei mai venuta al Primavera prima come pubblico?
No, non sono mai stata in Spagna nella mia vita e questa è la mia prima volta: poteva senza dubbio andarmi peggio!

Quali artisti vedrai tra quelli presenti al festival?
Ama Lou, Erykah Badu… non sono bravissima a ricordarmi le cose a memoria, comunque c’è anche 070 Shake che volevo andare a sentire… poi slowthai che però non so se andrò a vedere perché suona tardissimo… mi piacerebbe andare a sentire i Dirty Projectors… un sacco, troppi!

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Qual è stata l’esperienza che ti ha maggiormente segnato come musicista dal vivo, in negativo e in positivo?
Béh, oddio, ce ne sono state tante, eh! Positivamente moltissime: alla fine quando uno trova la situazione giusta, con i suoni giusti, un po’ di tempo per fare il check e persone che sono interessate e attente sotto è bello! Diciamo però che di fatto le esperienze brutte sono quelle che insegnano di più, di fatto: ho fatto delle date abbastanza disagio, in situazioni senza mixer oppure situazione senza amplificatore con la chitarra, davanti a zero persone, con le sedie davanti però senza nessuno… stiamo parlando del 2016, in America, però insomma, suonare davanti a zero persone è un’esperienza davvero segnante, che ricordo ancora molto bene!

Quest’anno il claim del Primavera è “The New Normal”: dal tuo punto di vista, in quanto artista, qual è la situazione più difficile che ti sei trovata ad affrontare dove hai sentito chiaramente la differenza che altri hanno fatto tra te e un artista maschio?
Questa è una domanda un po’ tricky: io, per come sono fatta io, da artista, non mi sono mai sentita inferiore a nessuno, però allo stesso tempo questo tipo di mentalità si vede nelle piccole cose. Me ne rendo conto, per esempio, quando c’è un problema, per esempio, io dico “secondo me si deve risolvere così… però non lo so!”, invece arriva uno e dice “no, si deve risolvere così” e basta. Magari poi avevo ragione io… in generale le donne che lavorano in ambito “maschile” (anche se non è così, però… diciamo quello che è considerato come tale) tendono sempre a riguardarsi nel dire la propria opinione. Invece no, invece no: abbiamo sempre ragione noi, che cazzo! È giusto rivendicare quello che siamo e quello che sappiamo: è ovvio che un ragazzo per arrivare dove arriva una ragazza fa la metà della fatica. Di conseguenza, anche a livello di esperienza, mi sento con più strumenti a disposizione di un ragazzo della mia età che ha fatto il mio stesso percorso, questa cosa mi ha sempre spinto a superarmi, a fare sempre meglio. Ovviamente non tutti la prendono così e ci sono persone che invece lo vivono molto peggio, andando a vedere la propria creatività intaccata, la propria libertà tolta.

Progetti per il futuro a breve termine?
Allora… allora! Tra un pochino usciranno un paio di singoli… ho preparato un disco, è pronto, è lì ed esce in autunno, quindi prima usciranno un po’ di singoli, un po’ di cose… ho curato tutta la parte artistica e sono abbastanza orgogliosa, spero che possa piacere anche agli altri!