Live People

La Liturgia Musicale di don Colapesce da Catania

Foto di Simone Cargnoni


Abbiamo intervistato Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, a metà del tour che porterà Infedele in giro per l'Italia. Abbiamo parlato del nuovo album ma sopratutto del tour e ci ha anticipato che ci sono in programma altre dieci date e che questo è solo un assaggio. Abbiamo anche parlato della resa live, dell'Infedele Orchestra e dello spettacolo che, a detta di Lorenzo, è un vero e proprio concept che coinvolge tutti i sensi nella liturgia musicale di Colapesce da Catania.


In questo panorama indie che si sta sgretolando, uno della vecchia guarda come te esce con un album favoloso e ancora, veramente, indipendente. Riprendendo la leggenda di colapesce, mi piace pensare che Lorenzo Urciullo, viste le crepe, sia rimasto a reggerne le sorti, lontano da Tv, radio e social. Ti senti un po' così?

Ti ringrazio (ride). No, fortunatamente ce ne sono tante di band ma spesso sono messe in ombra da una comunicazione sbagliata sul termine indipendente che è stata fatta in questi anni. Però non sono il solo a reggere le sorti, c'è un gruppo ricco.


Qualcuno ha detto che i testi del nuovo Colapesce sono meno complessi e le sonorità più immediate. Dal mio punto di vista, invece, musicalmente siamo di fronte ad un album curato nel minimo dettaglio, con una produzione sorprendente. E forse proprio la pienezza e l'uniformità del suono donano l'immediatezza; mentre per quanto riguarda i testi ho trovato un Colapesce più pungente e meno intimo, ma non per questo meno complesso.

Confermo. É diversa la produzione, curata molto meglio rispetto ai due lavori precedenti, Egomostro e Meraviglioso Declino. Per quanto riguarda la complessità, non per forza questa è sinonimo di qualità e il fatto che alcuni pezzi siano più immediati lo considero un complimento e ne sono contento. Poi comunque i brani di Infedele hanno vari gradi di lettura quindi è sì più pop, ma non per questo meno profondo.


Passiamo al tour. Un tour relativamente breve e nonostante questo si potrebbe definire un vero e proprio tour de force con 8 date in venti giorni. Come mai questa scelta?

Annunceremo altre 10 date e il tour andrà avanti anche in estate. All'inizio abbiamo deciso così per una questione di produzione perché è un live complesso, giriamo in undici e volevamo concentrarci bene sulla prima trance del tour.


Al di là di questo, ora che sei praticamente a metà ci racconti un po' le tue impressioni, idee e aspettative - realizzate o meno - del tour.  

Siamo andati veramente oltre le aspettative. Sta andando bene, è venuta molta gente ed è molto entusiasta e sono contento perché è stato un bel sacrifico per me. Son contento del risultato e spero che si diffonda la voce e che ci sia sempre più gente.


Con te c'è l'“Infedele Orchestra”. Da chi è formata, da dove nasce l'idea e quali sono le differenze rispetto alla band vestita di rosa che portava in giro Egomostro?

Del tour precedente è rimasto solo Mario Conte – che tra l'altro è napoletano. Siamo in sei sul palco: Gaetano Santoro al sax, Adele Nigro chitarra e sax,  Andrea Gobbi al basso, Bonito alla batteria e Conte, appunto, batteria e synth. Poi ci sono io alla chitarra e le percussioni. E voce anche.

L'idea è stata mia ed è quella di portare meglio in giro sia i brani vecchi che quelli nuovi con un arrangiamento più potente e dinamico rispetto al vecchio tour, quando eravamo in quattro. Ovviamente era differente, era più mentale come lavoro. Ora, invece, è più difficile ma sicuramente più ricco dal punto di vista dell'arrangiamento.


Dalle recensioni leggo che la scenografia e i costumi sono “molto particolari”. C'è una sorta di centralità dell'elemento evocativo come nei videoclip di “Totale” e “Sospesi”?

Sì, quello è il concept del tour. C'è lo spettacolo di luci e anche l'olfatto è coinvolto, con l'incenso. Tutto come se fosse un piccolo rito e una piccola chiesa. 


Ho notato che in un brano del nuovo album “Ti attraverso” citi Catania e, a memoria, credo sia la prima volta che fai riferimento esplicito alla tua terra. Eppure la Sicilia è sempre stata presente nei tuoi brani: l'arsura, i tempi lenti, l'ironia e allo stesso tempo il distacco.

Assolutamente. L'elemento Sicilia è sempre presente, anche nei dischi precedenti. C'è sempre e forse a volte non mi accorgo, in scrittura, che alcuni posti sono direttamente legati ai brani. In questo album, poi, c'è anche Pantalica che è una necropoli che si trova vicino dove abito io, quindi Catania non è l'unico riferimento.