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L'exploit live: intervista a La Rappresentante di Lista

Dal momento in cui hanno pubblicato il loro ultimo disco, Bu Bu Sad, Veronica e Dario, in arte La Rappresentante di Lista, hanno dato il via ad un percorso di vita e artistico che li ha portati a suonare su innumerevoli palchi nelle situazioni più disparate. Il disco nel frattempo cresceva con loro in nuove forme e stili che hanno portato alla pubblicazione di una versione live di Bu Bu Sad, uscita a Marzo di quest'anno. Abbiamo intervistato Veronica per conoscere meglio l'aspetto live del loro progetto, che sta riscuotendo sempre più successo tra pubblico e addetti ai lavori.


Dall'uscita di Bu Bu Sad, che risale alla fine del 2015, la vostra attività live non si è quasi mai interrotta. Come si affrontano due anni di tour a questi ritmi?
Non è sicuramente una vita "facile": di solito un artista, un gruppo ha un iter, un percorso da seguire: esce il disco, si fa il tour, una volta magari nei teatri perché quella cosa funziona meglio lì, poi si fa il tour estivo, quello invernale e finisce lì. Noi abbiamo avuto un tour un po' anomalo, sono cambiate alcune cose durante l'uscita del disco, come ad esempio le persone che lavoravano con noi e il team che ci seguiva. Alla sua uscita il disco non ha avuto subito un grande riconoscimento, ha avuto una crescita costante a livello di pubblico col tempo. È stato un continuo scoprire e riscoprire questo lavoro, man mano che lo portavamo in giro più o meno ovunque: teatri, club, anche chioschi (ride). 


Quanto e come si è evoluto il vostro spettacolo in questi anni?
A questo proposito ti racconto un particolare divertente: una cosa a cui abbiamo sempre tenuto era il modo in cui ci volevamo presentare al pubblico. Però non è semplice poter afferrare la propria identità musicale, soprattutto quando è così fluida come nel nostro caso.

Capita che grazie ad etichette e team manageriali di un certo tipo si crei un personaggio di un certo tipo: il tipo hipster, il gruppo rock... per noi è molto complicato anche perché ci affidiamo a noi stessi per queste cose, andando per tentativi, cercando di capire cosa funziona e cosa no. È sempre un esperimento e alle volte abbiamo provato cose allucinanti: alle volte ci siamo vestiti pieni di colori, altre volte in totale black.


Qualche tempo fa avete anche pubblicato un disco live, cosa volevate comunicare con questo lavoro?
È sicuramente una conseguenza di ciò che ci è successo in questi anni. All'uscita del disco eravamo solo in due, io e Dario. Per la registrazione delle trombe avevamo conosciuto Enrico — che ora suona con noi in pianta stabile — e quindi avevamo già aggiunto un elemento nuovo. Dopodiché, quando dovevamo portare in tour il disco, ci serviva una band per suonarlo e lì è cambiato tutto: eravamo molti di più in sala prove e sul palco e da pensare le canzoni in due ad essere in molti di più a provare è tutto un altro discorso, ognuno ci mette il suo e le canzoni prendono un'altra forma. È stata molto importante anche la risposta del pubblico che man mano apprezzava sempre di più il nostro lavoro, innamorandosi di quello che facevamo e dando proprio qualcosa in più al disco. Abbiamo compreso un'altra parte di queste canzoni che in studio non eravamo riusciti a comprendere: le canzoni spesso erano molto più veloci, con nuovi ritmi. Abbiamo sentito quasi la necessità di pubblicare questo disco live proprio perché per noi il nostro lavoro è un percorso in continua evoluzione.



Avete delle abitudini particolari prima di un concerto? Come vi preparate?
A volte facciamo un riscaldamento vocale e poi cantiamo insieme Comu è sula la strada  dei fratelli Mancuso armonizzando le voci.
Facciamo un po' di stretching e ci tocchiamo i culi come vuole il rito della "merda" che si grida in teatro prima degli spettacoli.


Lo scorso febbraio avete condiviso il palco con i vostri colleghi di etichetta Keaton al Garrincha Loves BO al Tpo, presentando anche "Not with you", il singolo che avete scritto insieme. Cosa ricordate di quell'esperienza al Tpo? Pensate di collaborare ancora con i Keaton?
Quella sera ci siamo divertiti moltissimo! È stata una sorta di contaminazione da entrambi i lati: abbiamo rivisitato canzoni nostre e loro in un esperimento che ci è piaciuto molto. L'atmosfera del festival era fantastica e noi per adattarci eravamo vestiti coloratissimi e ballavamo sorridenti.
Not with you, il singolo nato dalla collaborazione con i Keaton, ci piace ancora molto e siamo molto contenti di aver lavorato con loro. Non abbiamo in programma altre collaborazioni con i ragazzi, che comunque sentiamo spesso in quanto amici e compagni di etichetta alla Garrincha: ciò non vuol dire che non si possa tornare a lavorare insieme!

Sempre a proposito di questa collaborazione, con quali artisti vi piacerebbe collaborare in futuro?
Sicuramente con Iosonouncane, che personalmente adoro. Poi Edda, anche lui un artista molto valido. Mi piacerebbe formare una superband con questi artisti insomma (ride).


Quali sono i vostri artisti preferiti dal vivo?
Te ne potrei dire mille sinceramente. Sicuramente gli Arcade Fire, che ho visto recentemente dal vivo: Win Butler ha una capacità pazzesca di tenere il palco. Ogni suo movimento è perfetto e il pubblico è come giustificato a muoversi anche lui, in un'armonia incredibile. I Tune Yards è una delle nostre band preferite e il loro live non è da meno: esplosivo, divertente e curatissimo in ogni dettaglio!

Anche se l'ho già citato, poi, ti dico di nuovo Iosonouncane perché il suo concerto a Bologna ci ha fatto commuovere sinceramente. Non posso non parlare degli Omosumo che sono un'altra band che portiamo nel cuore: ogni strumento dal vivo intona un canto che ti segna nel profondo.

Infine sono e siamo curiosi di vedere i live di Perfume Genius e Timber Timbre, due artisti che abbiamo particolarmente apprezzato, al Todays festival di Torino.