Live People

L'importanza del manager: intervista a Nicola Cani (Thegiornalisti, M+A, Paletti)

Nicola Cani e Tommaso Paradiso @ Spaghetti Unplugged Roma - Foto di Silvano Ti
Nell’exploit che la musica indipendente sta avendo sia a livello di concerti che a livello discografico, lavorano manager che seguono con cura e attenzione i propri artisti. Uno di questi è sicuramente Nicola Cani, che ha scovato i TheGiornalisti e ha contribuito alla realizzazione di Fuoricampo e a renderli quello che sono oggi. Oltre a loro segue due progetti assolutamente validi come gli M+A e Paletti. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli un pò di cose sul suo lavoro, su quali aspetti bisogna dare maggiore attenzione quando si fa il manager, sui passi futuri di Foolica -la sua agenzia- e come si relaziona con i suoi “figliocci”.

Qual è stato il primo artista che hai seguito come manager?
Il mio primo artista è stato Edipo e credo fosse il 2010. Abbiamo lavorato su un disco che aveva già pubblicato che si chiamava “Hanno ragione i Topi” e poi abbiamo lavorato su un altro disco prodotto da Matteo Cantaluppi, con cui collaboro ancora, che si chiamava “Bacio Battaglia”. Il disco era andato molto bene. Dopo un po' di tempo la collaborazione è finita ed abbiamo preso strade diverse.

Secondo te quali sono le tre qualità fondamentali per chi fa management?
Questa una domanda difficile perchè da artista ad artista il lavoro varia tantissimo.
In ogni caso provo a risponderti brevemente: oltre alla imprescindibile competenza e professionalità c’è sicuramente bisogno di buone doti psicologiche per supportare l’artista al meglio ed un buon gusto musicale ovviamente.

Quali sono i tre errori che non bisogna mai fare?
Il primo è sicuramente esporsi più dell’artista. Mi spiego: ci sono dei colleghi che si compiacciono tantissimo ad apparire. In realtà credo che l’aspetto fondamentale sia che è l’artista che deve essere esposto e il manager deve solo lavorare per farlo partecipare alle giuste occasioni. 
Il secondo errore è spingere l’artista a fare un percorso non adatto alle sue caratteristiche. E’ molto importante rispettare le idee e visioni e la verità dell’artista stesso.
Il terzo è la mancata trasparenza. È fondamentale spiegare per bene tutti gli iter burocratici e far comprendere tutte le economie. La fiducia tra artista e manager è tutto e va conquistata.

Al momento segui i Thegiornalisti, Paletti e gli M+A: tre progetti molto diversi tra di loro. Come cambia il tuo approccio con questi artisti?
Avere artisti diversi è stata una scelta ponderata. In questo modo non rischio che un progetto si sovrapponga all’altro, invece così posso lavorare su tutti e tre in maniera equilibrata. Poi questa diversità è comunque molto stimolante.
Ad esempio agli M+A non devo dire nulla dal punto di visto artistico, hanno una visione troppo personale.
Coi Thegiornalisti partecipo volentieri a tutte le fasi, anche perché Tommaso è molto disponibile al dialogo e abbiamo quasi sempre visioni comuni.
Con Pietro Paletti lavoro da tantissimi anni, prima coi The Record’s, oggi con Paletti. Con lui il lavoro è cambiato tantissime volte da quando abbiamo iniziato e non saprei descriverlo. Ad ogni modo con tutti e tre i progetti c’è un grande empatia anche perchè per fare questo lavoro la connessione umana è fondamentale. Con Paletti c’è un rapporto storico, Tommaso è come un fratello per me e con gli M+A c’è un grandissimo rispetto reciproco a livello artistico e lavorativo. Per fortuna nel mio lavoro non c’è nulla di ripetitivo.

Come è iniziato il tuo rapporto lavorativo con i Thegiornalisti?
È nato tutto grazie a Vincenzo Caruso, che al tempo era il loro agente di booking. Mi aveva passato delle loro demo: 13 canzoni tra cui “Fine dell’estate”. Ho messo la demo nello stereo in sottofondo mentre lavoravo, la seconda volta che ho sentito “Fine dell’estate” sono letteralmente cascato dalla sedia. Mi aveva entusiasmato la capacità di scrittura di Tommaso. Non avevo mai, fino a quel momento sentito nulla di così riuscito a livello di songwriting.
Ho chiesto il numero di Tommaso e 5 minuti dopo l’ho chiamato per un appuntamento. Ci siamo incontrati a pranzo a Firenze anche con Marco Musella e Marco Primavera, gli altri due Thegiornalisti, e ci siamo trovati molto bene e da lì abbiamo iniziato a lavorare insieme. Era il 2013, un anno e mezzo prima dell’uscita di “Fuoricampo”.

Se è lecito chiedertelo, quale aspetto ti porta più economie con i tuoi progetti?
Gli aspetti più remunerativi nel music business sono: i live, le collaborazioni con brand commerciali e il campo dell’editoria musicale. Una società come la mia, Foolica, non ha un ciclo stabile di economie. Il tutto dipende da quali e quanti artisti sono attivi e da tanti altri fattori.

Quali concerti di artisti italiani ti hanno colpito particolarmente in questo 2017?
Mi ha colpito tantissimo Motta, anche se mi è piaciuto di più quando ha suonato al Magnolia la scorsa estate rispetto alla data all’Alcatraz. Ad ogni modo lo stimo molto.
Mi sono piaciuti molto i concerti dei Baustelle: sia quello nei teatri che quello fatto al Mi Ami. Probabilmente è la band che amo di più a parte i progetti che seguo con Foolica.
Mi ha colpito anche il live delle Luci della Centrale Elettrica, al Mi Ami. Ci sono tanti altri artisti che stanno emergendo molto interessanti tra cui i Canova. È un ottimo momento per la musica italiana!

Come mai non esistono delle grosse agenzie di management in Italia?
Forse perchè caratterialmente, a differenza delle agenzie internazionali, siamo diversi e meno settati come robot. Questo, a mio avviso, non è necessariamente un male. Sinceramente non mi andrebbe di avere una società con diversi account: ovvero altri tre quattro ragazzi che seguono a loro volta 3-4 artisti. Per me Foolica deve lavorare su poche cose e che mi piacciono davvero. Per me non è una questione monetaria, non è che ora che ho qualche artista più esposto vado a bussare alla porta di qualcun altro. Voglio lavorare su progetti che mi piacciono e a cui posso dedicare il giusto tempo. Non voglio che ci sia qualcuno che lo faccia per me.
Poi in Italia ci sono agenzie un po' più strutturate ma non è il mio obiettivo personale.

Segui i tuoi artisti durante le date del tour?
Sì. Ovviamente purtroppo non ho il dono dell’obiquità. A volte devo scegliere per una questione di priorità ed importanza dove essere.

È più importante avere un bel live o un bel disco?
È importante avere entrambe le cose, però personalmente ti dico un bel disco. Quello rimane per sempre, mentre un concerto è soggetto a tantissime variabili: l’artista può essere stanco, può essere stato male la mattina, possono esserci dei problemi tecnici. Ci sono troppi variabili.
Un disco esce e rimane così, quindi se non è buono hai davvero sbagliato. Mi sentirei più colpevole se una band sbagliasse nella produzione di un disco rispetto a un concerto.

Quali sono i cambiamenti più importanti nel mercato indipendente in Italia degli ultimi anni?
Dopo tanti anni di lavoro, molte agenzie ed etichette grazie alla loro competenza hanno portato la scena indipendente in contatto con un bacino di utenza molto più ampio.
Probabilmente perché gli artisti hanno alzato molto l’asticella qualitativa del songwriting: parlo di artisti come Thegiornalisti, Le Luci della Centrale Elettrica, Calcutta, I Cani e potrei citarne tantissimi.
Chi dice che si sono venduti al mercato non si rende conto che questi artisti semplicemente hanno iniziato a scrivere davvero. Non lo fanno più per compiacere quei “poseroni intellettuali”, quel genere di persone che tanto devono stare contro tutti. Hanno capito che la gente aveva voglia di cantare.

Next steps: quali sono i tuoi obiettivi futuri?
Sta per uscire Paletti e spero possa prendersi la fetta di mercato che si merita perchè è un ottimo artista e autore. Abbiamo il disco degli M+A che è davvero ambizioso, vogliamo fare qualcosa che non ha precedenti in Italia, e non posso svelare altro. Ne sono davvero orgoglioso. Poi stiamo avviando qualche altro progetto con i Thegiornalisti. Last but not least lanceremo un giovanissimo artista a breve in cui crediamo tantissimo.