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Mudimbi: cinque buoni motivi per andare in tour

Con la canzone Il Mago, Mudimbi si è presentato al grande pubblico dal palco del Festival di Sanremo dove si è classificato terzo nella categorie Nuove proposte. Da lì un album, Michel, che ha permesso all'artista di San Benedetto del Tronto di sperimentare la nuova formula del live con la band. Chi lo ha visto dal vivo lo definisce un concentrato di energia ed estro musicale in una fusione di elettronica, groove e ritmo delle rime che si alternano a una grande capacità del giovane rapper di intrattenere il pubblico con sarcasmo e ironia. Per questo non potevamo non chiedere direttamente a lui quali sono le cinque ragioni per cui, la vita da tour, è davvero degna di essere vissuta.

Il tempo delle risposte

Il tour è il momento delle risposte che una sala prove non ti può dare. Quando provi sono tutti bravissimi, ma poi magari sul palco quella canzone viene una schifezza o, al contrario, il pubblico ha una risposta che ti sorprende e che non ti aspettavi. Avendo una band a disposizione, adesso, le cose che possiamo fare dal vivo sono infinte, l’energia è palpabile ma non sai mai come potrà reagire il pubblico davanti alle variazioni fatte alle canzoni. In questo la sorpresa più grande è stata Supercalifrigida, che non è mai stata in nessun progetto e che ha ora avuto una seconda vita. Non pensavo che le persone se la ballassero come stanno facendo, tengono anche il ritmo: durante questa canzone suono anche io e quando guardo il pubblico sembra quasi di stare in discoteca, si divertono e si spintonano ed è una cosa bella perché ha dimostrato, a me per primo, che non vengo dalla musica suonata, che nel tipo di spettacolo che stiamo facendo c’è spazio anche per la musica. Questa è una canzone che pensavo addirittura di togliere dalla scaletta perché era diventata quasi una condanna: continuavo a ripetermi che non avrei fatto nulla di meglio di quella canzone. Poi è arrivata Il Mago, il singolo di Sanremo, e l’ho ripescata.

Divertimento catartico

Io durante il tour mi diverto, il mio divertimento sta nella naturalezza di quello che faccio succedere quando sono sul palco. Nei buchi tra un brano e l’altro, molte cose le improvviso, anche a discapito dei poveri disgraziati della mia band che non colgono magari il segnale per la canzone dopo. Mi metto a chiacchierare con il pubblico, e cerco l’imprevisto: la musica è sempre quella e so già cosa canterò, tutto il resto è una sorpresa. Ogni tanto sbaglio le parole e cerco di recuperare in corsa, magari il pubblico non se ne accorge, ma la band sì e a fine concerto facciamo la gara a chi lapida di più l’altro per quello che si è sbagliato. Una delle cose più divertenti accade quando ballo, perché non sono un ballerino, improvviso tutto: magari ricordo un live precedente e provo a replicare qualche mossa che mi era piaciuta. Ogni tanto nel pubblico c’è qualcuno stile capo ultras e mi piace rispondergli qualcosa, in chiave ironica, per sentire la risata del pubblico. Sono piccole sorprese che faccio e mi faccio, come in uno spettacolo comico: cerco di inventare qualcosa di nuovo per non dover fingere.


Lo sfogo dell’anima

Mi è capitato una sola volta di salire sul palco in condizioni, psicologicamente parlando, pessime. Non sapevo come sarebbe andata ma, forse per caso o perché avevo un gran bisogno di affetto nei miei confronti, la reazione del pubblico mi ha svoltato la serata. A metà concerto ho sentito il bisogno di dirlo, perché quel momento è stato importante per me. Lo sfogo arriva nel momento in cui sto cantando, nel modo in cui modulo la voce. Il modo in cui canto una canzone come Schifo, per esempio: se sono incazzato cantarla mi permette di tirare fuori tutto, più la interpreti in quella direzione e più la fai bene. Ma anche quando scendo dal palco, corro, arrivo col fiatone. È uno sfogo fisico e psicologico, è come fare dello sport. Tu sei sul palco e la tua interpretazione è quasi recitativa, mi ritrovo ad aggiungere un po’ di sale all’esibizione che magari gli altri non percepiscono perchè è dovuto a una situazione di umore mio personale. La interpretano come una scelta artistica e magari nella mia testa invece volano le madonne. Insomma, ognuno sta nella sua testa e cerchiamo di far collimare le due interpretazioni.

Le storie delle persone

Un’altra cosa figa è conoscere le persone coinvolte, gli addetti ai lavori ogni locale è un mondo dove conosci persone che ti lasciano qualcosa. Fa piacere scambiare 4 parole con persone che fanno parte di questo mondo. Non sono mai stato in grado di organizzare un evento e sono affascinato da chi lo fa, dagli aperitivi ai festival. Spesso e volentieri ascoltando le storie scopri che per realizzare quella data hanno avuto problemi di permessi e si sono fatti un culo pazzesco. Quando entri in contatto con qualcuno che ti fa percepire la passione, che va oltre la musica, che ti dice che per realizzare quello in cui sei coinvolto ha spostato monti, non puoi restare indifferente. Ricordo una data in Puglia, all’Eremo club, dove mi hanno raccontato la storia del cinema abbandonato, è stata una cosa molto suggestiva. A volte, e non era quello il caso, vai in una data che sembri quasi demotivato, o hai avuto problemi e non hai il colpo in canna. Poi però ti confronti con chi ha fatto sacrifici per portarti lì e in un attimo ti tiri su e ti dici: fammi godere questo momento per chi si è fatto un culo tanto e poi torno a pensare ai miei problemi se me lo ricordo. Fa umanamente bene.

Una vita, quasi, in vacanza

D’estate magari ci scappa il bagno al mare in Puglia, ma devi essere scaltro e non arrivare sull’orlo del soundcheck. Puoi fare quasi una micro vacanza, mangiando anche cose diverse dal solito. Tra i luoghi che volevo assolutamente vedere, mi posso vantare di essere stato a suonare a Domodossola, quella della famosa D di Domodossola: per me è il traguardo di una vita, una sorta di leggenda. Ora tocca alla E di Empoli. Ma se devo concentrarmi su un’esperienza particolarmente forte in un luogo che non conoscevo non posso non parlare di Ramacca in Sicilia. In Sicilia il tempo sembra essersi fermato a 80 anni fa: abbiamo suonato in un chioschetto, con una sola cassa che faceva da cassa e da spia, con le radici degli alberi sul pavimento. Davanti un altro chiosco con cui erano in guerra, intorno persone con storie di carcere. In tutto questo arrivano tre figuri che avevano visto una mia foto tutto parruccato con una collana di plastica dorata al collo ed erano venuti lì per provare a rubarmela pensando fosse d’oro vero. Eppure, nonostante tutte queste premesse abbastanza sfavorevoli per il mio umore, ricordo quella come una delle migliori date della mia vita. Appena ho iniziato a fare rap, le persone che avevo di fronte si sono gasate in un modo così spontaneo, senza puzza sotto il naso, con un entusiasmo che mi ha travolto. Eravamo tutti attaccati, anche abbracciati, ero amico di tutti e alla fine litigavano su chi mi dovesse offrire da bere per primo. È stata una di quelle esperienze che se non fossi stato in tour non avrei mai vissuto e se non avessi fatto quel concerto, passando di lì, non avrei un bel ricordo di quel posto. 

Qui le date del tour

14/07: Cose Pop Festival – Centobuchi (Ap);
15/07: Mittelfest – Cividale da Friuli (Ud);
21/07: Goa-Boa Festival – Genova;
26/07: Eremo Club – Molfetta (Ba);
29/08: Festival Contro – Castagnole delle Lanze (At)
31/08: Polpe La Sagra – Polpet (Bl)