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Nei videoclip in Italia bisogna osare di più: intervista a Leandro Manuele Emede

Leandro Manuel Emede è uno dei registi più talentuosi e originali che sta lavorando in Italia. Nato in Argentina ha studiato Grafica Pubblicitaria e Music Video Production presso la University of Southern California, School of Cinematic Arts di Los Angeles. Dopo aver lavorato a progetti cinematografici che sono stati presentati a Locarno Film Festival, al Miami International Film Festival e International Premiere, fonda con Nicolò Cerioni lo studio Sugarkane e gira video per artisti come: Lorenzo Jovanotti, Laura Pausini, Emma Marrone, Franco Battiato, Carmen Consoli e Maria Antonietta.

Leandro si distingue per la sua continua ricerca di nuove tecnologie ed estetiche diverse per ogni loro lavoro. Due esempi: è il primo ad aver girato un videoclip per ogni brano di un album intero per un artista italiano (Laura Pausini, SIMILI, 15 brani/15 videoclips ed un cortometraggio che li contiene tutti) ed il primo ad aver usato una nuova tecnologia come il KINECT collegata alla telecamera per girare un videoclip (Franco Battiato, Quando ero giovane).
Gli abbiamo fatto alcune domande e abbiamo scoperto tante cose, ad esempio che non è così diverso girare un videoclip per Emma Marrone o per Maria Antonietta.

Mi ha molto colpito il tuo curriculum internazionale, sei nato in Argentina e hai studiato a Los Angeles. Che differenza c'è fra l'approccio al videoclip in America e in Italia?
Le differenze sono tante, ma forse azzarderei a dire che la differenza basilare, che poi è quella determinante, è la quantità di soldi che si investe nel fare i video. In italia si da importanza al videoclip ma come semplice supporto sul quale sincronizzare la canzone che deve suonare oltre che in radio anche in tv e sulle piattaforme come youtube, itunes ecc...
Diciamo che non c’è quasi mai la volontà di creare qualcosa che rimanga impresso negli occhi di chi guarda, almeno non negli anni. Per esempio, parliamo di video “medi", quelli delle canzoni usa e getta…
Se ti chiedessi di citarmene uno iconico me ne diresti pochissimi, ma non perché i registi non sono bravi, assolutamente e anzi, ci sono dei registi bravissimi in giro soprattutto in questo momento, ma perché le richieste sono di non strafare, di fare una "cosa semplice", quasi innocua.
Il videoclip deve passare inosservato, altrimenti a qualcuno può dare fastidio.
Ecco negli States invece c’è la volontà opposta: di ribaltare ogni volta l’estetica, di alzare l’asticella, di tirare fuori sempre cose più fighe e belle, di far parlare, e forse perchè hanno un pò più soldi da investire e quindi possono permettersi di provare di più, c’è più margine di errore, in italia no quindi bisogna essere più cauti. Però io credo che quando si può bisogna osare, rende tutto più divertente…

Vuoi mettere fare un videoclip in cui Jovanotti indossa una casa di legno in testa (“La notte dei desideri”) o Laura Pausini si prende a botte col suo “collega" Melendi (cantante spagnolo) dentro una casa (“Entre tu y mil mares”)?

Il tuo curriculum oltre che internazionale spazia dalla musica ai film e all'esperienza con Oliviero Toscani ne "La Sterpaia" il laboratorio creativo per talenti under 25. Come valuti le due esperienze, quella di "Wart" e "Anorexia" e quella della musica? In definitiva: perché passare dai festival internazionali di cinema al videoclip musicale?Ma in realtà non ho mai smesso di fare nessuna delle due o meglio, ho sempre fatto entrambe le cose… Il mio primo documentario l’ho fatto a 20 anni, sono andato da solo in Argentina, nel mio paese, precisamente nella provincia di Santiago del Estero, la provincia argentina più povera in assoluto a documentare la vita della gente e come una organizzazione umanitaria aiutava i bambini a crescere in un clima protetto. E’ stato un lavoro importante per me.

Avevo già fatto altri mille video con amici o per progetti di studio, ma questa volta ero io da solo con la mia esperienza, almeno 100 ore di girato e la volontà di raccontare qualcosa.
Ecco forse lì ho iniziato a capire cosa vuol dire “montaggio” e “racconto”: due parole che vanno di pari passo per me. Un frame in più o un'immagine in più anche se velocissima significano qualcosa. Poi sono arrivati altri lavori come tu dici WART e Anorexia ma dopo quelli, pur facendo videoclip, non ho smesso di dirigere documentari: “JOVANOTTI - TUTTO L’AMORE CHE HO”, "JOVANOTTI - La quarta dimensione”, “JOVAMERICAN tour”, “Laura Pausini 20 MY STORY”, “Franco Battiato - TELESIO”, “JOVAnights”, “ZOLFO”, “GUCCI Veterans”, “DOLCE&GABBANA - ECCENTRICO”, “TRE GIORNI CON MONICA BELLUCCI”, “Lorenzo Nei backstage”, “Laura Pausini SIMILI, THE MOVIE”, “Lorenzo in concerto per Jovanotti e Orchestra”, sono alcuni dei titoli che ho diretto in questi anni, tanti assieme a Nicolò Cerioni.

Leandro

Qual è stato il primo video musicale che hai girato?
Il primo video mainstream che ho diretto è “Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang” di Jovanotti, il primo in assoluto forse a 17 anni per qualche amico.

Quali sono secondo te i tre/quattro elementi fondamentali per la realizzazione di un breve video di successo?
Non saprei, non credo esista una pozione magica

Che differenza c'è (se ce n'è una) nel metodo di lavoro o nei contenuti comunicativi se si lavora a video per artisti come Emma / Jovanotti e artisti più indipendenti come Carmen Consoli o Maria Antonietta?
Prendiamone due che tu hai appena nominato: paradossalmente fra Emma e Maria Antonietta c’è sì una differenza musicale, di pubblico e di stile direi quasi abissale, ma per me non c’è differenza. Emma è una delle più grandi artiste d’italia oggi e può permettersi di osare e come dicevamo prima “alzare l’asticella” nel suo percorso artistico. Maria Antonietta pure, perchè fa parte di una cerchia di artisti di nicchia che possono divertirsi un po di più, fare ricerca, stare fuori dal coro.
Noi con Sugarkane abbiamo avuto l’enorme fortuna di lavorare sempre con artisti straordinari che ci hanno non solo dato carta bianca ma anzi, ci hanno spesso e volentieri spinto ad andare oltre, a reinventarci e reinventare il nostro lavoro più e più volte.

È la bellezza di fare questo mestiere, che non smetti mai di sognare e far funzionare il cervello.