Live Report

Rimedi al nervosismo? Un live dei timidi incazzati Gomma

Premetto che la musica dei Gomma non è esattamente del mio genere ma prima di farsi un’opinione su qualcuno o qualcosa credo sia giusto dargli una possibilità. Così in un sabato sera piovoso e febbricitante (per me), ho deciso di andare al Locomotiv di Bologna per ascoltare un live dei Gomma, in apertura della band post-rock shoegazer Nothing.

Devo dire che venivo da una settimana densa di nervosismi e ansie di vario tipo, quindi diciamo che il mood non era dei migliori. Il live inizia poco dopo le 21, mi avvicino al palco e mi posiziono sul lato sinistro per godermi lo spettacolo.

Ilaria, Giovanni, Matteo e Paolo iniziano a suonare il primo pezzo che si chiama Arrendersi. Rompono il ghiaccio così anche se l’impressione è che siano un po’ timidi, poco abituati a relazionarsi al pubblico, preferiscono cantare e dare sfogo alle loro frustrazioni. Parte il secondo brano, più datato, si chiama Foresteria. I brani dei Gomma sono diversi tra di loro ma legati da un sottile filo di incazzatura, mista alla malinconia, chiamiamola pure rassegnazione o nervosismo. Ognuno può vederci dentro quello che vuole e forse è questo il bello. Tra un pezzo e l’altro Ilaria parla poco, ci sono momenti di silenzio (non imbarazzante) in cui il pubblico aspetta paziente, credo sia una specie di patto segreto. “Noi cantiamo ma sapete che non siamo dei grandi intrattenitori perciò scusateci ma siamo fatti così” dichiara Giovanni a cuore aperto.

Gomma Locomotiv

È il momento di un altro pezzo vecchiotto, si chiama Aprile e Ilaria riesce ad interpretarlo con una crudezza così vera che lascia esterrefatti. Ha circa 20 anni e incarna tutta la rabbia repressa dei giovani d’oggi, quella disillusione verso il mondo che almeno una volta (e anche più) nella vita ognuno di noi ha provato. I Gomma sono senza filtri, nulla di artificioso o programmato, il loro live non è uno show ma un concerto forte, da bere tutto d’un fiato. Sono entrata nervosa e incazzata in questo locale e sono uscita rilassata e meno incazzata. Il concetto dei live funziona come quando vai in palestra, indossi i guanti e tiri cazzotti al sacco da box. Più o meno fanno questo effetto, almeno su di me.

Il turno di Sottovuoto, una canzone urlata e di breve durata. Si passa poi ad un assolo tra il batterista e il chitarrista, un momento intimo. Ilaria cammina su e giù sul palco (non molto grande), esprime a pieno la sua inquietudine. Si percepisce che non è parte del personaggio ma lei è proprio così.

Dal pubblico qualcuno canta “in realtà lo faccio per me”, così Ilaria prende il microfono con due mani e sputa fuori Vicolo Spino.

Gomma Locomotiv

Vacanza, un brano arrangiato diversamente dalla versione iniziale che non permetteva di essere fruibile durante i live. Così ascoltiamo una versione decisamente più intima e meno “urlata” di questa canzone. Apprezzabile.

Si passa al pezzo nuovo, uscito da meno di un mese. Si chiama Verme e anticipa altri singoli che usciranno prossimamente. Un altro pezzo nuovo ancora non uscito si chiama Fantasma e credo sia la prima volta che i Gomma lo suonano live.

Ilaria lascia la parola a Giovanni che fa i ringraziamenti, pochi nomi di chi li sostiene da sempre, di chi li ha voluti sul palco. Sono ragazzi timidi o forse semplicemente non vogliono essere dipinti come ciò che non sono e quindi si limitano a fare ciò per cui sono lì: cantare e dare sfogo ad ogni sentimento, forse funziona come un incantesimo, essere tutti lì in quel contenitore e parlare reciprocamente dei propri dolori. Forse aiuta a stare meglio.

Gli ultimi due pezzi sono Faló ed Elefante. Finisce il live, il pubblico chiede il bis e Giovanni risponde “ma quale bis ragazzi che ora suonano i Nothing”. Traspare umiltà e purezza. I Gomma mi sono piaciuti, sono diversi da ogni band post punk o pop rock o come vi pare. Non possono essere inseriti in una definizione ed è questo che li rende diversi. Non so se migliori o peggiori degli altri, ma il risultato è stato uscire dal Locomotiv con la testa più leggera.

Le foto sono di Matteo Marinelli