Live Report

James Holden @ Teatro Duse (BO) 14.04.2018

James Holden è sempre stato un personaggio molto particolare. Il suo percorso è partito dalla techno più sperimentale nei primi anni 2000, per virare poi verso una propria visione musicale, sempre più personale, che mescola l’elemento elettronico a quello acustico. L’ennesima dimostrazione di tale eclettismo è l’ultimo The Animal Spirits, che vede la collaborazione di altri quattro musicisti, equamente divisi tra percussioni e fiati.

Holden ha scelto il Duse di Bologna per la sua unica data italiana, un piccolo teatro vicino al centro della città, un ambiente suggestivo per un live che si prospetta di non semplice interpretazione. Il pubblico è vario, molti adulti mescolati a parecchi giovani curiosi. Il tutto inizia in un maniera piuttosto insolita:  l'opening act è affidato a Laurence Pike, un batterista australiano che, su un leggerissimo tappeto di suoni elettronici, riesce ad incastrare ritmi tribali e improvvisazioni jazz per dei brani, certo di non facile comprensione, ma che convincono parecchio.

James Holden

Dopo una breve pausa, sale sul palco Holden accompagnato dal resto della band. Si posiziona al centro della scena, si siede a gambe incrociate come uno sciamano su una piccola pedana dove sono presenti il suo synth modulare e il suo computer. Dietro di lui un flusso di immagini che, a tempo con la musica, saranno perfette per commentare l’esplosione psichedelica del suo show. Perché di questo si tratta, sentire Holden dal vivo è una vera esperienza mistica. 

In poco più di un’ora esegue tutte e nove le tracce di quest’ultimo album con grande maestria. Tutto è in perfetto equilibrio: i synth non coprono mai gli altri strumenti, ogni elemento è ben calibrato rievocando le emozioni già presenti su disco ma qui, grazie ad una pasta sonora veramente affascinante, ogni dettaglio viene amplificato creando una magia notevole. Reinterpretare l’idea di musica psichedelica nel 2018 non è facile ma Holden ci riesce alla grande: sentire dal vivo questi strumenti che dialogano tra di loro - i fiati che impazziscono sulle percussioni più strane e particolari - impreziosisce la tracce di The Animal Spirits in maniera unica. Seduto sulla mia poltroncina provo a chiudere gli occhi e lasciarmi trasportare dal rincorrersi degli arpeggi, dai crescendo ritmici così efficaci, dalla materializzazione di sonorità totalmente scollegate con la contemporaneità. L’unica distrazione che percepisco sono i rumori provenienti dal loggione, dove una ragazza balla in piedi appoggiata alla balaustra; ci spiega come il teatro Duse possa essere una cornice estremamente suggestiva ma, allo stesso tempo, un po’ limitante o addirittura claustrofobica per un evento simile. Siamo di fronte ad un concerto che è una vera e propria esperienza, immaginatevelo all’aperto - meglio ancora in un bosco - dove potersi abbandonare completamente alle atmosfere che questo artista inglese è riuscito a creare.

James Holden

Insomma, già ascoltando The Animal Spirits si era capito che l’intento di James Holden fosse quello di evolversi ulteriormente, spingendosi al di là dei canoni e dei cliché più tradizionali. Il live non poteva che confermare questa sensazione, consacrandolo come una delle menti più interessanti nel panorama elettronico contemporaneo.