Live report

Report finali Sziget & Home Fest - Teatro Fonderia Aperto, Verona

Dopo aver annunciato gli italiani coinvolti al festival e aver svolto le semifinali in quasi tutta Italia, si è chiuso definitivamente a Verona il capitolo delle selezioni nazionali dello Sziget Home Fest presentate dalla speaker radiofonica di RTL Francesca Cheyenne. I live si sono tenuti al Teatro Fonderia Aperto, un luogo davvero suggestivo dove si può apprezzare una sala per spettacoli nel mezzo di macchinari industriali e stampe di gran gusto. Con un palco ampio, pensato principalmente per attività teatrali, i tecnici e gli organizzatori hanno allestito un sound system poderoso (anche troppo eccessivo per le reali necessità dello spazio) e una backline adatta all’esigenza di un cambio palco continuo e rapido.

Parliamo subito dei vincitori, ovvero Quentins e proviamo subito a spiegare perché hanno vinto. Sono una band rocksteady / reggae, genere che va benissimo per un festival così gioioso ed eterogeneo per contenuti musicale proposti come è lo Sziget.

Altro fattore è stata la loro presenza scenica, un elemento fondamentale quando si sta parlando di un contest in cui il tempo per esibirsi è poco e magari non tutti conoscono le band che stanno suonando.
quentins3

I Quentins vengono introdotti dal cantante della band: “Il Califfo” o anche “il Romeo del rocksteady”. Il suo fare comico e molleggiato sul palco ha subito ottenuto la simpatia del pubblico presente. A questo ci aggiungiamo un’ esibizione convincente, con suoni e arrangiamenti non complicati (come vuole il genere d’altronde) ma assolutamente quadrati e omogenei. Su tutti segnaliamo la prestazione del bassista Luca del Rosso.

La band abruzzese porta sul palco canzoni luminose e leggere, cantate in un inglese con forte accento italiano ma con voce pulita e precisa. La traccia più convincente è sicuramente il loro singolo “Caress my Soul”.


I primi ad esibirsi sono stati i 12BBR, ovvero 12 Bars Blues Revolution. Canzoni molto interessanti in chiave brit, ma rischiarate dal sole della Sicilia. La voce di Francesco Paolo Bruno è davvero bella, ricorda un pò Hozier figuratevi.
Anche loro offrono un’ esibizione di livello, con buoni cambi di dinamica. I 12BBR fanno molto ricorso agli assoli di chitarra, elemento in estinzione e per carità assolutamente valido, ma se presente in tutte le canzoni suonate forse un pò ripetitivo. Segnaliamo la prestazione del batterista Totò Maggadino e come pezzo più interessante “Breeze”.


12bbr

A loro sono seguiti i Bankrobber che si presentano in quattro e tutti vestiti di nero. La band di Riva del Garda dimostra di avere le idee molto chiare sul repertorio da proporre, sull’impostazione degli arrangiamenti e sulla ricerca del suono. La voce baritona di Giuseppe Obierti si alterna quella di Maddalena, creando così una valida alternanza a livello di melodie e timbri. Tuttavia i Bankrobber sembrano essere quelli che hanno sofferto di più i cambi di palco molto veloci. L’impianto ritmico molto sporco (basso plettrato e timpano a più non possono) non si riesce a impastare con quello melodico rendendo l’esibizione meno efficace del dovuto. Migliore in campo votiamo Giuseppe Obierti.

bank robbers

A spezzare l’egemonia delle band ci sta One Glass Eye, “one man band” di Piacenza scelto per questa finale da Sziget Italia e da noi di KeepOn Live. Il ragazzo dimostra un’ottima tecnica sia per quanto riguarda il canto che la chitarra, probabilmente è stato il cantante più preparato in tal senso dell’intera competizione. Propone 5 brani e trascina il pubblico con facilità in atmosfere intime e rilassate. Forse l’assenza di un sostegno da parte di altri strumenti e la dimensione molto pacata del suo repertorio ne ha compromesso la vittoria finale, ad ogni modo il suo live rimane molto positivo.

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Passiamo ai BlackBoard: quartetto di Porto Torres che intreccia punk degli anni 2000 con altri elementi rock in stile Wolfmother. La band dimostra di avere una buona presenza scenica soprattutto per il carisma del cantante Stefano Bazzoni e l’estro del chitarrista Alessio Bum. I BlackBoard sanno offrire un repertorio più ampio del previsto suonando anche brani ballabili che crescono fino a sfociare nel loro terreno di conforto: il punk-rock.

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Chiudono il contest i Road Of Kicks che si presentano sul palco con un look super anni ’70 che riflette perfettamente anche il loro gusto musicale: un garage rock in vecchio e glorioso stile. La band offre un live molto preciso malgrado i suoni distorti e la voce graffiante di Steven Rivers. Su tutto colpisce l’ottimo incastro ritmico tra batteria e basso. A quest’ultimo (Charlie Chambers) conferiamo la medaglia al valore. Il loro miglior brano è il loro singolo più conosciuto: “All of Joe’s Wives” .

roadofkicks

Non ci soffermiamo tanto su Giorgio Poi per poter dare spazio alle band del contest. Ad ogni modo è il suo live è una bomba e se non vi piace la sua voce nasale e supereffettata, si può comunque godere dei suoi pezzi (ancora più psichedelici di quanto lo siano nel disco), del suo estro e della bravura dei suoi accompagnatori: Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria e Daniele Gennaretti come tecnico del suono. In poco più di mezz’ora dimostrano tutta la loro tecnica e quell’originalità che rende questo progetto fra i più interessanti di questo 2017.

poi
Nel complesso è stata una serata davvero piacevole, con ben sette concerti diversi e dove tutto è filato liscio sia per tempistiche che per qualità dei live.