Live Style

Alla ricerca di talenti: intervista A&R Sony, Universal, Warner

In un mercato in profondo mutamento, le major in questi ultimi dieci anni hanno dovuto realizzare grandi ristrutturazioni e cambiamenti per continuare ad ottenere grossi numeri. Ma cos’è un A&R e che tipo di lavoro si fa in una major? Abbiamo raggiunto Paola Balestrazzi, Martina Giannitrapani, Enrico Romano e Lucrezia Savino e ce lo siamo fatto spiegare. Tutti e quattro lavorano per le regine della discografia mondiale: Sony, Warner Music e Universal. Abbiamo chiesto di cosa tratta esattamente il loro lavoro e come hanno iniziato a farlo; come lavorano a livello di scouting, su chi stanno puntando, la loro opinione sul boom della scena indipendente e quanto è importante la musica dal vivo nelle loro scelte e selezioni.

Che cosa fa chi si occupa di A&R? Che tipo di lavoro si fa in una major?

Paola (Sony): In un editore il ruolo dell’A&R si divide principalmente in due macro aree. La prima è rivolta agli artisti (band/cantautori). Fondamentale è lo scouting, la ricerca di nuovi artisti, sia emergenti che big, capire su chi puntare e scommettere su cosa funzionerà. Negli ultimi anni la concorrenza è diventata molto agguerrita, quindi è fondamentale cercare di essere quanto più attenti possibile a quello che succede, ai nuovi progetti che escono, alle tendenze musicali, che spesso arrivano dall’estero.
La seconda area di interesse per un editore sono gli autori(autori/compositori/producer), coloro che scrivono per altri artisti. Anche in questo caso lo scouting è fondamentale, ma è solo il primo tassello di un processo di sviluppo. Con gli autori Il vero lavoro arriva dopo averli trovati, partendo dalle co-scritture (far collaborare autori tra di loro) e dal lavoro in studio.
Per poi arrivare a proporre i brani alle case discografiche, ai produttori, ai manager e agli artisti stessi in cerca di canzoni.

Enrico e Martina (Warner): Il ruolo di un A&R è in continuo divenire, così come la discografia stessa.
Per prima cosa prevede una buona dose di talent-scouting, il che implica essere sempre aggiornati sulle tendenze del mercato.
A differenza di qualche anno fa, quando lo scouting era sostanzialmente “andare ai concerti”, ora la ricerca avviene soprattutto online attraverso i social e le piattaforme streaming, grazie ai quali è possibile accedere ad una grande quantità di dati: uno strumento utilissimo che la tecnologia ci ha messo a disposizione.  Un altro aspetto del nostro lavoro riguarda la ricerca e lo sviluppo del repertorio dei propri artisti: in un mercato dove i singoli brani stanno acquistando sempre più rilevanza, pubblicare canzoni che possano essere premiate dal pubblico è di fondamentale importanza.
Nello sviluppo della strategia, il coinvolgimento da parte dell’A&R delle altre funzioni, come per esempio il marketing e la promozione, è sempre premiante.

Lucrezia (Universal): per A&R – che letteralmente significa “Artist & Repertoire” ("artisti e repertorio") – s’intende un responsabile per la ricerca di nuovi talenti e gestione del roster artisti esistente: una sorta di Direttore Artistico.
All’interno dell’industria discografica ci sono le Case Discografiche (che si occupano principalmente della stampa e distribuzione dei dischi) e le Società Editoriali (il cosiddetto Publishing).
Io sono una A&R del Publishing e mi occupo principalmente di edizioni e diritti d’autore.
Cerco autori e artisti in grado di creare repertorio proprio e decido di entrare “in società” con loro acquisendo parte dei diritti delle loro opere/progetti, tutelandoli e cercando di farli fruttare nel miglior modo possibile (attraverso sincronizzazioni in film, pubblicità e spingendoli su tutti i canali).
Una delle attività principali di cui un A&R del Publishing si occupa è quella della creazione del repertorio per gli artisti-interpreti: organizziamo sessioni di scrittura con il nostro team di autori e poi assegniamo i pezzi agli interpreti che li richiedono.


Come hai iniziato ad occuparti di A&R? 

Paola (Sony): Ho iniziato a 21 anni, con uno stage (marzo 2008) nel digital (era l’epoca di myspace), anche se, con tutta sincerità, di digital non ne capivo  assolutamente niente all’epoca!
Diciamo che ho approfittato dell’opportunità per iniziare a mettere un piede nel mondo della musica, da sempre il mio chiodo fisso, mai da musicista, ma sempre da ascoltatrice. Durante quel periodo ho visto per la prima volta alle Scimmie (club a Milano che purtroppo non esiste più) Il Genio, che stava per far uscire Pop Porno. Nel giro di qualche settimana ho conosciuto anche Dente, che stava lavorando a “L’amore non è bello”. Li ho entrambi portati da noi per metterli sotto contratto, da lì è stato chiaro a tutti che per il digital ero assolutamente negata, ma che magari sarei potuta diventare una buona A&R. E da lì sono passati 9 anni in un batter d’occhio.

Enrico (Warner): Ho iniziato come assistente fonico in uno studio di registrazione e contemporaneamente lavoravo in un grande negozio di dischi, due esperienze importanti che mi hanno permesso di scoprire il mondo della musica registrata e di capire meglio i gusti del pubblico. Successivamente ho avuto la possibilità di lavorare come professional manager per un editore musicale dove ho sviluppato i primi progetti discografici e la ricerca di autori e compositori di canzoni.

Martina (Warner): Sono sempre stata appassionata di musica e concerti. Ho scoperto l’affascinante lavoro di A&R lavorando presso un noto editore indipendente, e ho subito capito che era quello che avrei voluto fare “da grande”. Così mi sono data da fare e quando ho scoperto che Warner era alla ricerca di un A&R junior, mi sono fatta avanti. Ed eccomi qui!  

Lucrezia (Universal): è successo tutto molto velocemente. Io volevo lavorare in discografia e per farlo, ho cominciato a mandare il mio curriculum in giro (alla vecchia maniera, via posta!). Poi un bel giorno di gennaio 2016, Universal mi ha richiamato. Cercavano uno stagista nella divisione promo radio/TV. Ho fatto un colloquio e mi hanno presa per sei mesi.  Al termine dello stage, me lo hanno rinnovato per altri 6 mesi sempre nella stessa posizione. Con il corso del tempo, però, mi ero accorta di essere più interessata e portata per la divisione artistica – ovvero quella degli A&R – anche perché sapevo che lì avrei potuto valorizzare e mettere in pratica le mie competenze accumulate con gli anni di studio di musica prima da privatista e poi in Conservatorio. Di conseguenza, negli ultimi mesi di stage ho iniziato a guardarmi in giro e a cercare posizioni nelle divisioni artistiche e casualmente ho trovato un annuncio in un’altra azienda per un posto under 25 come A&R Junior. Ho fatto il colloquio e ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro a tempo indeterminato. Al tempo stesso, anche in Universal si erano mossi per farmi un’offerta a tempo indeterminato e così mi sono ritrovata a dover decidere dove andare. Per una lunga serie di motivi ho accettato la proposta della Universal e adesso eccomi qui. Mi sento molto fortunata e sono grata a chi mi ha sostenuto lungo tutto questo percorso. Era il lavoro che sognavo da sempre e ho lavorato sodo per arrivarci (e dovrò ancora lavorare tantissimo perché sono solo all’inizio). Ma ci ho creduto molto, mi sono data da fare e credo di essere la prova vivente del fatto che le cose possono accadere per davvero, senza raccomandazioni o doti speciali.


Tenendo fuori gli artisti più "mainstream", come sta cambiando la musica italiana e come vi state rapportando a questo cambiamento?

Paola (Sony): è un cambiamento che abbiamo vissuto con estremo sollievo e senza la preoccupazione di dover modificare la nostra direzione artistica. Per gusti e tendenze personali sia io che Roberto Trinci (direttore artistico) abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti dell’indie, anche quando sembrava che fosse un mercato non adatto ad una major. Anzi, questa nostra tendenza veniva spesso presa come un voler lavorare sulle nicchie, piuttosto che come una spinta a puntare su materiale di estrema qualità, ma allo stesso tempo con un enorme potenziale di fruibilità. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con artisti incredibili come i Baustelle, Le Luci della Centrale Elettrica, Cosmo, Colapesce, Dimartino, Lucio Corsi, I Cani, Zen Circus,Tre Allegri Ragazzi Morti, Lo Stato Sociale, Il Pan del Diavolo e tanti altri. Negli anni ho collezionato parecchi appellativi: “collega indiesnob” e “baronessa dell’indie”, magari adesso fanno figo, ma ai tempi equivaleva a dire: “beata te che giochi con la musica che non fa guadagnare”. Sicuramente l’indie stesso (che poi è una parola orrenda, ma che mette facilmente insieme un bel po’ di roba) è diventato meno autoriferito e ha rubato dal “mainstream” quella forte necessità di comunicare, diciamo che ha perso parte dell’introspezione per diventare più immediato, ma non per questo meno di valore. Ha sicuramente aiutato tanto ad abbattere questo inutile muro tra indie e mainstream la tendenza alla collaborazione, anche tra artisti con un’estrazione molto differente, vedi Carboni e Alessandro Raina, Colapesce e Raphael Gualazzi, Calcutta e JAX/Fedez e in ultimo Niccolò Contessa con Marco Mengoni (il suo ultimo singolo vede appunto Niccolò tra le firme degli autori). Per riprendere la tua domanda, per fortuna i tempi sono cambiati.

Enrico e Martina (Warner): La prima cosa che sta cambiando è il modo in cui si consuma la musica.
Con meno di 10 euro ormai è possibile avere accesso ad un repertorio pressoché infinito di brani. Questo rende molto più difficile fidelizzare il pubblico: quello a cui puntiamo è creare della musica che, per un motivo o per l’altro, possa emergere in questa enorme libreria e conquistare le persone. Da un lato cerchiamo di firmare nuovi artisti che siano esponenti del momento storico, dall’altro lavoriamo per anticipare le tendenze.

Lucrezia (Universal): Il mercato attuale è davvero strano e sta cambiando molto rapidamente grazie soprattutto a internet. Con il dominio del web nelle vite di tutti, c’è la caccia all’hype. Influencers generano attenzione su alcuni artisti (per lo più emergenti) e lì tocca andare a decifrare se si tratta di fuochi di paglia o di musicisti che potrebbero avere durevolezza nel tempo. Quasi ogni settimana esce qualcuno di nuovo: gli strumenti (per lo più elettronici) che ormai circolano permettono a tutti di fare musica anche in camera propria e internet, poi, offre le vie gratuite per diffondere il tutto in tempi brevi. E’ una combo potente questa e il web è sicuramente adesso il mare più appetibile per noi. Il talent, invece, format che per anni ha offerto e offre molti artisti alle major, per qualche strano motivo (forse la saturazione o forse altro) a mio parere sta cominciando a perdere colpi e appeal. Devo ammettere che in questo periodo siamo molto più attenti alla scena indipendente, scena che sta regalando – a mio parere – alcuni artisti molto interessanti.


Come si stanno sviluppando i rapporti con le nuove etichette indipendenti?

Paola (Sony): Anche in questo caso vale quanto detto prima, è un rapporto che è andato sviluppandosi nel tempo, in Italia ci sono incredibili professionisti tra le etichette indipendenti, che sono per noi una risorsa preziosissima. Sono spesso loro che ci propongono nuovi artisti ed è anche grazie a loro che abbiamo potuto negli anni puntare sempre di più sulla nuova musica Italiana.

Enrico e Martina (Warner): Le nuove etichette indipendenti nascono e si sviluppano in uno spazio nato grazie ai recenti cambiamenti del mercato. Warner da sempre vuole essere un punto di incontro per tutte quelle etichette indipendenti alla ricerca di un partner con cui sviluppare una collaborazione a 360°. Quando troviamo un artista su cui un’etichetta indipendente sta già puntando e che ci sembra interessante, facciamo squadra per sviluppare quel talento ed amplificare la portata della sua musica, mettendo in campo tutta la nostra esperienza e le nostre competenze.

Lucrezia (Universal): Ultimamente stiamo collaborando moltissimo con queste realtà perché sono bravissime a gestire il web (sono tutti ragazzi molto giovani) e sono in grado di capire e coordinare molto bene alcuni progetti (dalla nascita, alla creazione dell’hype e infine all’esplosione). Da Bomba Dischi a Maciste, Garrincha, i ragazzi di Bravo dischi, la 42 Records, fino a V4Vrecords e così via. Tutti giovani in gamba con cui siamo in costante contatto, ragazzi che hanno energia, voglia di fare, di scoprire, di proporre. Hanno la stessa fame che ho io. Collaborare con le etichette indipendenti, quindi, secondo me è una cosa molto utile.
Loro sono in grado di far crescere gli artisti con più calma e attenzione (dato che il loro roster è molto più ridotto di quello delle case discografiche major). C’è da dire, però, che anche noi abbiamo firmato – e spero firmeremo – progetti piccoli che poi aiutiamo a crescere ed emergere, ma tendenzialmente iniziamo a seguire artisti che fanno già dei determinati numeri (coltivati prima appunto dalle etichette indipendenti) e noi facciamo in modo che incrementino ulteriormente.


È il pubblico che influenza la musica oppure la musica (e le major discografiche) che cambiano i gusti del pubblico?

Paola (Sony): Amo le domande marzulliane, man mi creano confusione, quindi andiamo per esclusione. Sicuramente le major discografiche non hanno né la forza né la possibilità di cambiare i gusti del pubblico, in quanto major non possono e non devono rappresentare un solo genere o una tendenza musicale, ma per dirla breve devono avere tutto per tutti. Sarebbe impensabile per una qualsiasi major discografica avere un chiaro indirizzo artistico, come la 4AD o la Rough Trade. Le indipendenti sono senza dubbio più in grado di farlo. In ogni caso sempre di più è il pubblico a decretare dove va il mercato e quando arriva il successo, in alcuni casi tramite il web (social/spotify/youtube…), in altri grazie a decine e decine di date in tour strapieni di gente.

Enrico e Martina (Warner): Se conosci qualcuno che ha il potere di cambiare i gusti musicali del pubblico, presentacelo perché potrebbe tornarci utile! Scherzi a parte, quello che facciamo, anche grazie alle analisi dei dati che le piattaforme digitali ci mettono a disposizione, è cercare di comprendere le abitudini e i gusti del nostro pubblico per svolgere al meglio il nostro lavoro ed essere così parte del cambiamento.

 Lucrezia (Universal): Un po’ tutte e due, però diciamo che vale molto la regola de “il cliente ha sempre ragione”. Magari ci piace più un artista, ma dobbiamo propendere per un altro perché potrebbe funzionare di più sul mercato. Dipende dai casi, dai. Delle volte, al di là dei numeri e del pubblico che ha un artista, seguiamo comunque quello che ci piace e che pensiamo abbia del talento. Il mio capo, ad esempio, “Klaus” Bonoldi, che proviene dalla scena più alternative e underground, nel corso del tempo ha firmato anche artisti come il Teatro degli Orrori o Iosonouncane, progetti sicuramente più difficili da collocare nel mercato discografico italiano (smaccatamente pop), ma da uno spessore musicale innegabile. Però, occupandoci di edizioni e di diritti d’autore da far fruttare anche sulle lunghe distanze, fondamentalmente diciamo che le nostre scelte propendono più per artisti la cui musica crediamo possa avere più trasversalità nel tempo.


Che differenze ci sono nella selezione tra gli artisti provenienti dai talent e quelli che vengono scelti dal panorama indipendente?

Paola (Sony): La rapidità con cui l’artista riesce ad arrivare al pubblico. Mi spiego meglio, i ragazzi che prendono parte ai talent si giocano tutto in una/due esibizioni alla settimana di un paio di minuti, devono avere qualche caratteristica che li renda immediatamente interessanti, non c’è tempo per crescere, il tempo serve per farsi notare, parliamo pur sempre di meccanismo televisivo. C’è da dire che i criteri variano anche tra talent e talent (X factor e Amici sono due programmi profondamente differenti). Con lo scouting di autori, cantautori e band cambiano tutte le regole, vale l’immaginazione, la costruzione di una carriera partendo dal basso, avendo a disposizione una cosa preziosissima: il tempo.

Enrico e Martina (Warner): Un artista che ha partecipato ad un talent show ha sicuramente avuto un’esposizione mediatica concentrata e di conseguenza una notorietà molto rilevante! Dopo questa prima fase, segue un lavoro di costruzione non indifferente, che coinvolge tutti i dipartimenti e la loro esperienza. Per i nuovi artisti che non hanno affrontato un percorso di questo tipo, allo sviluppo artistico e all’intuizione che lo ha acceso bisogna affiancare un importante lavoro di team, dove competenza, conoscenza, idee, creatività e networking sono fondamentali. Questo è un aspetto importante, sul quale una Major come Warner può sicuramente fare la differenza.

Lucrezia (Universal): Non capisco bene il senso della domanda. In generale, da entrambi le parti, se non vi sono esclusive discografiche o editoriali che ne veicolano forzatamente la meta discografico/editoriale (vedi X FACTOR – legati da un contratto internazionale) si cerca di scegliere quello che possa essere commercialmente il più forte.


Quali sono gli aspetti ed i particolari a cui bisogna fare attenzione in fase di scouting?

Paola (Sony): Non ci sono regole prestabilite, purtroppo e per fortuna, e non ho la presunzione di sapere come si dovrebbe fare scouting. Nel mio caso è un mix tra gusto personale, tendenze/esigenze di mercato e sviluppo a lungo termine. Quando trovo qualche nuovo artista/autore il primo step è chiaramente il mio gusto, che non necessariamente coincide con i miei ascolti, ma le cose su cui lavoro devono piacermi, altrimenti non riuscirei a lavorarci. Poi arriva la parte razionale e provo a capire se quella cosa che piace a me potrebbe piacere ad altri, capire se ha un pubblico e quale potrebbe essere. Poi è fondamentale la visione a lungo termine; essendo editori abbiamo il lusso di poter aspettare, di poter veder crescere un progetto poco alla volta, senza l’ansia da primo posto in classifica al primo album. Questo ci permette di poter firmare anche progetti piccoli e vederli crescere poco alla volta.

Enrico e Martina (Warner): In primo luogo la qualità e l’originalità delle canzoni. In secondo luogo la personalità dell’artista, che al giorno d’oggi è un aspetto fondamentale. Infine come già sottolineato, un aspetto molto importante sono i dati che possiamo avere grazie ai social e alle piattaforme digitali e di streaming, che ci permettono di monitorare la crescita di ogni singolo artista, l’interesse da parte del pubblico e perfino le sue abitudini.

Lucrezia (Universal): Io come A&R del Publishing seguo dei parametri un po’ diversi rispetto all’A&R della dischi. Ci occupiamo di acquisire diritti, quindi è inevitabile che la priorità assoluta vada alla capacità di scrittura.


Quali artisti italiani vi hanno colpito di più dal vivo in questo prima prima parte del 2017?

Paola (Sony): Tanti per fortuna, anzi ne dimenticherò sicuro qualcuno. In questa prima parte del 2017 la grande conferma è stato sicuramente Samuel, che anche con una formazione diversa e con un’attitudine più club e meno band è riuscito a portare a casa uno spettacolo molto bello. Poi c’è Levante, che sul palco è potentissima, una tigre, ma con una delicatezza incredibile. Sicuramente a questo elenco non può mancare Giorgio Poi, lui è bravissimo, band pazzesca e un disco che è un piccolo gioiello. Altra grande scoperta di questo 2017 sono Laioung e RRR mob, vi sfido ad andare a un loro concerto e a non ballare, impossibile.

Enrico e Martina (Warner): sicuramente due esempi diversissimi fra loro che ci hanno colpito particolarmente sono stati i live di Benji&Fede e quello di Ligabue. Tra i concerti organizzati dalla nostra agenzia VIVO Concerti invece vale indubbiamente la pena ricordare l’energia del live di Salmo.

Lucrezia (Universal): Sicuramente Giorgio Poi. L’ho visto live due volte e mi è piaciuto tantissimo. Ha una band dietro di sé che è fortissima e ha scritto uno dei dischi più belli di quest’anno a parer mio. Finalmente un artista che sa suonare, cavolo. Uno bravo vero. Lo seguivo già da quando suonava prima nei Vadoinmessico e poi nei Cairobi. Sono felicissima dei risultati che sta avendo anche da solista! Poi decisamente Carl Brave & Franco 126. Anche se sembrerei di parte perché sono artisti Universal insieme a Bomba Dischi, ci tengo a sottolineare i passi da gigante che hanno fatto: prima cantavano solo sulle basi (come tutti i rapper), mentre adesso hanno una band dietro di 4 elementi (basso, chitarra, batteria e sassofono) e hanno dimostrato di poter offrire un ottimo live. Lo hanno costruito da zero e si sono impegnati tantissimo. Anche i Gomma mi hanno regalato tante emozioni. Il loro live è super intenso e spaccano tutto. E al Mi Ami Festival devo dire che Colombre mi è piaciuto proprio tanto!


State puntando anche molto su artisti indipendenti come autori. Quali sono stati i vostri "acquisti" più recenti? Che tipo di lavoro fate in questo caso?

Paola (Sony): Nell’ultimo anno abbiamo iniziato a lavorare con Niccolò Contessa (i Cani), Lorenzo Urciullo (Colapesce), Alice Bisi (Birthh) e Giorgio Poi. Il lavoro cambia a seconda dell’autore, ci sono alcuni più propensi alle collaborazioni, che vengono coinvolti in camp, co-scritture, sessioni in studio con gli artisti stessi, altri che rendono di più scrivendo da soli, con cui facciamo un semplice lavoro di pitch (proporre le canzoni scritte agli interpreti). Credo che la cosa fondamentale per lavorare questo tipo di autori sia di lasciarli abbastanza liberi, la loro forza è la loro particolarità, non vanno trasformati in autori di mestiere, piuttosto va esaltata la loro unicità proponendo i pezzi da loro scritti ai giusti interpreti.

Enrico e Martina (Warner): La firma più recente è stata quella di Davide Petrella, ex cantante de Le Strisce ma soprattutto autore di numerosi successi per artisti del calibro Cremonini, Fabri Fibra, Gianna Nannini, J-Ax e molti altri. Abbiamo da poco pubblicato il suo primo singolo Einstein, accompagnato da un bellissimo video. Il primo tasto su cui fare leva sono sicuramente le collaborazioni come autore, perché coinvolgono grandi nomi che sicuramente il pubblico conosce e lo sviluppo di una strategia che coinvolga tutto il team di lavoro. Davide è un autore particolarmente noto ma in realtà molti dei nostri artisti sono anche autori delle proprie canzoni. Tra le firme più recenti c’è anche Beatrice Visconti, una giovane cantautrice siciliana, Mudimbi, interprete ma anche autore di tutti i suoi brani e Mr.Rain, autore sia dei testi che della musica! Infine è doveroso citare Irama, un giovanissimo artista di straordinario talento anche per quanto riguarda la scrittura.

Lucrezia (Universal): Carl Brave & Franco 126 (mia prima firma ufficiale) sono fra i più recenti acquisti della Universal Publishing. Con noi hanno un contratto sia editoriale (abbiamo i diritti del loro album Polaroid) che autorale. Abbiamo già organizzato una sessione di scrittura fra loro e Dario Faini (un altro nostro autore) e insieme hanno dato vita a un pezzo molto bello che daremo a terzi. Un’altra firma recente è Maurizio Carucci degli Ex-Otago che ha con noi un contratto autoriale. Come già spiegavo nelle precedenti domande, organizziamo delle sessioni di scrittura negli studi. Accoppiamo dei nostri autori bilanciandone e valorizzandone le qualità (composer o melodisti con parolieri oppure  beatmaker con melodisti) e i pezzi che ne vengono fuori decidiamo a chi assegnarli. A volte organizziamo sessioni mirate per alcuni artisti, altre volte no e l’assegnazione del pezzo, in base alle sue caratteristiche, avviene in un secondo momento. Ad esempio abbiamo organizzato delle sessioni tra Calcutta e Tommaso Paradiso con Takagi & Ketra (beatmakers/producers) o Dario Faini (composer).


In quanto succursali di aziende maggiori (UK e Francia) purtroppo siete soggetti a molte direttive e spesso a limitazioni; sarà possibile vedere artisti italiani lanciati nel panorama internazionale sfruttando la vostra dimensione da multinazionale?

Paola (Sony): per fortuna non abbiamo particolari limitazioni o direttive, abbiamo la fortuna di avere una struttura intereuropea che ci consente di collaborare parecchio tra paesi e di far circolare il materiale. A fine maggio i nostri colleghi di Amsterdam hanno organizzato nei loro studi una settimana di co-scritture tra alcuni dei loro migliori produttori e Lorenzo Fragola, che sta scrivendo il nuovo album. Abbiamo da poco firmato una nuova autrice italo inglese, Caterina Speranza, che da subito ha iniziato a lavorare con il nostro ufficio di Londra. Poi c’è Michele Canova che ormai da parecchi anni vive a Los Angeles e lavora con i nostri colleghi LA. Quindi la risposta è sì, la dimensione multinazionale ci aiuta parecchio a sviluppare il nostro repertorio anche all’estero, quando c’è un potenziale internazionale che lo rende esportabile.

Enrico e Martina (Warner): pensare a Warner Music Italia come una succursale è una visione decisamente sbagliata. Non siamo affatto una succursale, ma una realtà volta allo sviluppo del repertorio nazionale sia in Italia che all’estero. Bisognerebbe dedicare un capitolo a parte per analizzare tutte le ragioni per cui lanciare un artista a livello internazionale sia diventato più difficile negli ultimi anni, ma tra gli artisti con cui Warner collabora da tempo è bene ricordare Laura Pausini, che si è meritata una nomination ai Grammy 2017!
Infine una buona parte degli incassi arriva proprio dallo sfruttamento del repertorio tramite lo streaming proveniente da paesi come l’America Latina e gli USA.

Lucrezia (Universal): Questo è assolutamente uno dei miei obiettivi, ma devo ammettere che è un lavoro molto difficile. Io credo che in Italia abbiamo degli artisti validi quanto quelli francesi o inglesi, ma dato che in queste nazioni sono nati dei determinati movimenti musicali, tutto quello che gli possiamo proporre di affine a questi risulta spesso e volentieri poco credibile in quanto derivativo.
Stesso discorso vale in senso opposto. Quando ci arrivano delle proposte dall’estero per progetti puramente italiani legati alla lirica come quello di un Bocelli o de il Volo, tutto ci sembra poco credibile o derivativo perché in questo genere siamo dei maestri. Anche se viviamo in un mondo molto globalizzato, bisogna sempre tenere presente della forza culturale che ciascun paese ha; proprio per questo sono molto più propensa alla creazione di collaborazioni internazionali che all’esportazione di prodotti in sé. Il risultato che ne verrà fuori, seppur nato da una commistione, credo che possa essere più ambizioso e possa abbracciare molto più pubblico di vario genere e nazionalità.


C'è un artista con cui hai deciso di lavorare subito dopo averlo sentito dal vivo?

Paola (Sony): avevo ascoltato “Born in the Woods”, anzi a dire il vero l’avevo consumato, poi a Maggio 2016 Alice ha suonato per la prima volta in Italia, a Bologna (era partita con un tour in America nei mesi precedenti). E dopo averla vista dal vivo non ho potuto fare a meno di innamorarmene.

Enrico e Martina (Warner): un artista che ci ha colpito molto live è stato Mudimbi, che abbiamo visto per la prima volta live a Milano, dove si esibiva all’interno di una vetrina. È stato un bellissimo show, infatti dopo poco l’abbiamo firmato.  

Lucrezia (Universal): anche se provo ad andare almeno ad un concerto a settimana, ancora no. Sicuramente però ci sono degli artisti che mi hanno incuriosito tantissimo con un solo singolo fuori.