Basta ansia da sold out: i consigli di Simone Scartozzi, del Dejavu di Sant'Egidio alla Vibrata (TE)

  • 09/05/2018
  • Aldo Macchi

 

Essere un club che propone musica originale, emergente, magari anche in anticipo rispetto alla scena nazionale, non è semplice. Farlo in provincia, oggi, diventa una sfida a tratti titanica. Anche per questo abbiamo chiesto direttamente a chi, come Simone Scartozzi, titolare del Dejavu Drinkandfood di Sant'Egidio alla Vibrata in provincia di Teramo, porta avanti questa battaglia da anni. Cinque consigli, utili per chi si vuole cimentare nell’organizzazione di eventi musicali, ma anche per chi sta dall’altra parte, tra agenzie di Booking e artisti, con la speranza che possano tornare tempi migliori, senza più quella che ha definito «la sindrome da sold out».
 

Il richiamo sul pubblico

Attualmente bisogna vagliare diverse cose: spesso la scelta dell’artista ricade proprio, purtroppo, su quanto riesca a portare gente nel tuo locale. È un discorso che devo fare anche io e questo ti porta a dover scindere, talvolta, dalla qualità, andando ad abbracciare una scelta che porti gente. A volte si guarda più sull’aspetto di presenza di pubblico che sulla vera e propria qualità, bisogna ammetterlo: è una scelta. C’è anche da dire, però, che siamo in un periodo dove la qualità è spesso molto alta. Penso che sia una legge non scritta questa. Uno dei consigli che mi sento di dare è quello di, al di là della riuscita dell’evento, puntare su una buona presenza di pubblico, che ti garantisca allo stesso tempo buoni consumi al bar. 
 

Occhio attento sui tour

Spesso si va a scegliere artisti che sono già in tour, ci sono poi artisti che sono sempre in tour: penso a Giorgio Canali, o aiDiaframma, che hanno il loro zoccolo duro e vanno benissimo in ogni occasione perché il loro pubblico risponde sempre presente. L’importante è avere un buon rapporto con le agenzie di booking che lavorano bene in tal senso. Spesso ci sono agenti di artisti che chiami e ci si lavora bene qualsiasi artista tu vada a cercare. Anche se non la data che hai in mente tu non è disponibile, infatti, prima o poi si trova la formula giusta, ti lasci guidare da loro e la fai: ed è un successo.

Simone con Gazzelle

Basta ansia da Sold Out

Adesso la provincia non la vuole fare più nessuno perché c’è l’ossessione del sold out, come se tutti fossero collegati da un filo conduttore con Calcutta o The Giornalisti. Così scegliere diventa davvero difficile: qui i locali non se li fila più nessuno e il booking l’artista emergente di punta non te lo fa più fare. Però magari ti propongono alternative che non hanno lo stesso richiamo, andando a rovinare un dialogo che è fondamentale. Si è arrivati a un punto in cui i soldi non si possono buttare via. Se fai dieci eventi buoni e uno lo sbagli, butti via i dieci buoni. Noi prima facevamo tutti i venerdì, ora stiamo facendo situazioni molto più selezionate: facciamo due venerdì al mese preferendo dare un’ottima scelta artistica piuttosto che un artista valido messo in una schiera di quattro nomi meno convincenti, che magari distolgono l’attenzione. 
 

Cachet a misura di contesto

Non puoi fare alla provincia di Teramo un prezzo che applichi a un club di Milano: vuoi mettere il bacino d’utenza che ha Milano con quello che abbiamo noi che non arriviamo a 250 mila abitanti? Questo più che un consiglio è una riflessione. Oggi artisti e booking dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza altrimenti si arriva a fare musica solo in grandi città e grandi club. È inaudito che artisti come Carl Brave o Cosmo non abbiano fatto la costa adriatica: si obbliga il pubblico ad andare a Bologna, Milano, Roma. Invertire la rotta è una responsabilità che devono prendersi anche gli artisti. Tutti vogliono fare i locali belli però è impensabile che una fetta d’Italia venga tralasciata.
 

Ridimensionarsi per affermarsi

Oggi devi pensarci 100 volte per decidere di costruire un’identità del locale. Io dopo 13 anni conosco quello che voglio offrire ma a volte sei obbligato a dare la proposta artistica che ti propone il booking. Quest’anno i booking con cui ho lavorato tanto, in Italia, sono pochi: su tutti Dna, Locusta, Bpm. Le colonne portanti della musica dal vivo, per noi, sono queste. Ma noi ci siamo ridimensionati. È cambiato tutto: prima c’era molta curiosità anche da parte del pubblico di scoprire un artista. Oggi è diventato come vent’anni fa: le radio propongono un artista e la gente lo ascolta, ma quell'artista qui, non riusciamo più a portarlo. Così chi ne esce danneggiato è il locale di provincia che deve riuscire a far quadrare il tutto. Dobbiamo ridimensionarci, andando a scegliere figure che non sono ancora esplose, ma che stanno per farlo.