Faccia a faccia con i club: intervista a Bruno Giusti (Vibra di Modena)

  • 22/07/2020
  • Francesco Bommartini

 

Bruno Giusti vive da 29 anni l'esperienza dell'associazione culturale da cui è poi nato il Vibra, locale di riferimento per la zona di Modena ed Emilia. Gli abbiamo fatto alcune domande. 

Come hai affrontato l'emergenza Covid e come vedi il futuro? So che avete un concerto già questo mercoledì...

Sì, anche se abbiamo già fatto qualcosina questo sarà il primo vero live, tempo permettendo. Questa situazione l'abbiamo affrontata con l'ottica del centro culturale, cioè con la voglia di aprire immediatamente. Ci siamo organizzati per avere uno spazio aperto molto grande. Questa situazione ha accelerato un percorso già disegnato, cioè quello di lavorare per una comunità di persone, nell'ex macello di Modena, che è sede di altre associazioni. Vogliamo lavorare in rete, tirando fuori i singoli programmi per formarne uno che animi tutta la settimana. La domenica è l'unico giorno di chiusura. Il senso di comunità si è ampliato molto, nella nostra situazione. Credo fermamente che gli operatori del settore debbano unirsi per uscirne. La collaborazione ti fa crescere, parlare, vedere altri aspetti, ti permette un lavoro più complicato ma più stimolante. Noi siamo da sempre un locale notturno, poi ci siamo trovati ad aprire e a fare concerti in modo diverso. Questa nuova modalità ci ha cambiato il modo di lavorare. 

Il Vibra ha oltre 25 anni di storia. Se ti guardi indietro cosa vedi?

Si può dire che siamo aperti dal 1993, inizialmente come Left. La roba medio piccola nella zona l'abbiamo approfondita noi. Fino al 1999 siamo rimasti nella sede dei Tre Olmi, poi ci siamo spostati grazie a un bando del Comune, cambiando nome in Vibra. Ci siamo divertiti molto! E mi manca tantissimo, quel divertimento. L'approccio è sempre internazionale. Non abbiamo mai visto i locali come italiani o emiliani. Quindi puoi trovare un impianto audio di un certo tipo, un palco importante ecc. Abbiamo fatto tutte le tappe, dal periodo in cui potevi fumare dentro i locali ad ora, in cui è necessaria la mascherina. Tra il 2000 e il 2010 in particolare è stato bellissimo. Ora se non fai sold out tutti ti dicono che “non funzioni”. Non sappiamo ancora esattamente cosa ci aspetta, data la situazione. Io dico che può solo migliorare! Quando comincia ad aumentare il numero di persone agli eventi ci domandiamo se stiamo facendo bene, se gli spazi sono ben rispettati eccetera. Insomma, i pensieri arrivano. Ma il pubblico è bravo, rispettoso. All'esterno abbiamo creato Zona Libera, lo spazio estivo. Il nome racchiude una voglia di libertà che non è solo nostra...

Cosa apprezzi maggiormente di KeepOn Live?

In questo periodo si è parlato tanto, e confrontarsi è positivo. Abbiamo bisogno di un riferimento, e KeepOn Live lo è. Tramite l'associazione di categoria possono arrivare opportunità, europee o italiane, provinciali o regionale. Stare insieme è determinante per il futuro. Gli scambi di buone pratiche, ad esempio come gestire un palco, altrettanto. 

Quali interventi ritieni sarebbero importanti per il futuro dei Live Club italiani?

La nostra è la storia di un'associazione. Per pochi è diventato un lavoro, e sempre attraverso strutture esterne. Abbiamo avuto dipendenti solo a spot. Ma tutti hanno un lavoro collaterale: dalla grafica ad altre tipologie di gestione. Io lavoro per un festival (il Rototom in Spagna) e d'inverno nella gestione del Vibra. Poi ci sono alcuni giovani che stanno imparando, e che saranno l'ossatura di domani. Credo che il prossimo passo sia quello: disegnare il futuro anche in termini di sostenibilità. Quindi l'idea nostra è quella di diventare cooperativa, o qualcosa di simile. 

Tre live che ti hanno colpito particolarmente...

Tutti nella stagione 2018-19. Tra i nuovi Willie Peyote, che prima di vedere live non conoscevo. Sui piccoli devo citare Setti, fenomeno modenese, cantautore locale, già tra i top 50 di Rockit. Poi La Rappresentante di Lista, più conosciutici. Andando più indietro ci sono stati tanti concerti importantissimi, tra questi il primo dei Modena City Ramblers che avevano la sala prova sopra la nostra sede. Indimenticabile anche la prima volta con bus di tre band americane. E la parte reggae, con tanti eventi tra cui i live di Black Uhuru e Gregory Isaacs, che da noi ha suonato quello che credo sia stato il suo ultimo concerto in Italia.