Faccia a faccia con i club: intervista a Libero Cola (Vidia di Cesena)

  • 30/07/2020
  • Francesco Bommartini

 

 

L’ospite del “Faccia a faccia con i Live Club” di oggi è Libero Cola del Vidia di Cesena. Parlare con lui è come vivere un paio di vite. Tantissimi gli artisti, di livello anche mondiale, saliti sul palco del Vidia. Che oggi ha attivato una campagna di Crowfunding (https://www.ideaginger.it/progetti/vidia-club-cesena.html) per supportare la propria attività. Il Covid non guarda in faccia nessuno, nemmeno chi ha portato in Italia Jeff Buckley ed altri nomi che faranno sussultare tutti gli amanti della musica…

Come sta andando?

In questo momento il locale è chiuso, perché non ci sono le condizioni per tenerlo aperto. Improponibile cercare di lavorare. Stiamo cercando di organizzarci per settembre/ottobre. Qualche giorno da abbiamo lanciato una campagna di crowfunding per sostenerci.

 

A tal proposito: nella campagna di crowfunding c’è un sunto della vostra storia…

C’è un video che raccoglie alcune delle cose più rilevanti nella storia nostra. Ma ci vorrebbe un film per raccontarla tutta. Il lavoro di scouting fatto in questi anni ha portato sul palco tanti artisti che poi sono diventate star nazionali o internazionali: Radiohead, Foo Fighters, Queens of The Stone Age, Ben Harper. Tra gli italiani Ligabue, Negrita, Lucio Dalla, De Gregori. Abbiamo sempre ascoltato tanta musica. Avevamo anche una radio privata alternativa. Da noi è passata anche tutta la scena emo-core del 2000: Parkway Drive, A Day to Remember e compagnia. Stesso discorso per l’hip hop italiano, da J Ax a Fedez a Salmo. Poi ci sono artisti dalla lunga carriera che decidono di tornare nei club anche se potrebbero fare stadi e palazzetti. E’ successo con Ligabue, tornato 16 anni dopo dall’ultima volta, con De Gregori, con Lucio Dalla, con Negrita…e Uriah Heep, due anni fa. Il crowfunding può essere anche visto come una specie di prevendita: ci dai i soldi ora e quando potremo verrai e avrai maglietta, drink ecc. 

 

Quali interventi ritieni sarebbero importanti per il futuro dei Live Club italiani?

In Italia c’è una filiera importantissima museale e teatrale, delle fondazioni lirico-sinfoniche ma sulla musica popolare contemporanea c’è un vuoto. Si cerca di colmarlo da 30 anni, ma senza riuscirci. All’estero sia musicisti che governi stanno facendo movimenti strutturali, perché sanno che è da qui che parte e si celebra la musica. In Germania hanno appena dato 81 mila euro a Club, 1 miliardo e 500mila sterline in Inghilterra. In Italia questo tipo di interventi latitano. Tutto il nostro lavoro non è normato e riconosciuto. Un problema è la mancanza di un codice identificativo dei club, sarebbe bello che un domani ci fosse. So che KeepOn Live si sta battendo molto. 

 

Prima dicevi che non ci sono ancora le condizioni per ripartire… 

Io non sono un virologo. Il Dpcm del governo dice che il limite è di 200 persone. C’è chi allarga e chi stringe, ma il concetto è ancora questo. Io sono in una regione in cui se si rispettano distanze, mascherina ecc si può avere anche una capienza maggiore. Finché fai un concerto jazz puoi anche tenere il pubblico a sedere. Se si riuscisse a venir fuori con una situazione alla “coreana”, quindi senza far chiudere i club, pur con obbligo di tracciarsi, mascherina…sarebbe ok. Secondo me dovremo abituarci a questo stop n go finche non esce il vaccino. La gente deve essere cooperativa. Questa è la ricetta. Siamo nel 2020 e i locali devono tracciare. Siamo già tracciati quotidianamente con le nostre app! 

 

Tre live che ti hanno colpito particolarmente...

Jeff Buckley innanzitutto. Sul cd c’era il toru: Londra, Parigi, e poi San Vito di Cesena. Faceva specie! Ligabue come italiano, nel 2006, dopo Campovolo. Concerto andato sold out in 35 minuti. Abbiamo tenuto aperto la notte prima, giocato a monopoli ecc. Alle 13 concerto di Poggipollini a sorpresa, alle 15 apertura della prevendita. Il terzo comincia a essere difficile. Dico Queens of The Stone Age per passione. Per dire, Salmo mi piace un sacco, di Fedez persona posso parlarne solo bene. Poi i Radiohead con Pablo Honey…non era sold out, ma la seconda volta c’era più gente fuori che dentro. Certe band le senti a pelle che ce la possono fare.