Un caffè col direttore artistico: Valeria Sara Lo Bue di Fabbrica102 (Palermo)

  • 15/02/2018
  • Lorenzo D'Antoni

 

Fabbrica 102 è uno dei posti in cui qualsiasi musicista e qualsiasi band deve passare per poter dire che il proprio tour è passato pure per la Sicilia. Una sorta di tappa obbligatoria nell'isola felice di Valeria Sara e Fabrizio, che con passione hanno creato un live club degno di nota che riesce a portare in terra sicula artisti italiani ed esteri, con estrema professionalità. Questa la nostra intervista!

 

Ciao Valeria, cominciamo subito: da dove è partita l’idea di creare Fabbrica 102?

Fabrizio, uno dei due proprietari del locale, era un giovanissimo capitano di lungo corso e viveva tre mesi in mare e nove mesi a terra. Io ero la sua ragazza, facevo l'attrice e studiavo al D.A.M.S., ci vedevamo a Palermo quando tornava. In quei nove mesi ci occupavamo insieme dell'organizzazione di alcuni eventi, soprattutto di eventi musicali. Quando Fabrizio ha deciso di smettere di navigare, ha pensato di  portare avanti un'altra sua grande passione: il bar. Dopo qualche anno di esperienza e di studio abbiamo pensato di creare uno spazio che ci somigliasse e ci consentisse di mettere insieme le nostre energie e le nostre competenze in una cosa concreta e strutturata. Fabrizio ha coinvolto Bruno, suo fratello, che, studiando economia in Italia, si era spesso mantenuto facendo il cameriere. E così è nata Fabbrica102. Il nome è legato a un' idea di luogo "produttivo" e  in continuo cambiamento.

Valeria Sara Lo Bue

Da Palermo arrivano molti artisti validi come Dimartino, Cammarata, Carnesi (per citarne solo alcuni), in che stato si trova la musica dal vivo in città?

Secondo me a Palermo ci sono degli artisti molto validi, che hanno lavorato sodo e hanno fatto tutto da soli, conquistandosi un pubblico sempre maggiore solo con la loro musica e il loro carisma. Quelli che hai citato sono degli "sgobboni": studiano, viaggiano, vivono per la musica. Ci tengo a citare anche Alessio Bondì, perché adoro il suo primo disco e conosco già alcune canzoni del prossimo lavoro tanto atteso. Ci sono altri progetti interessanti  fra  gli emergenti, DianaAurora D'AmicoSergio Beercock e poi, se continuiamo a spaziare fra i generi, Not a sad story e Yes/e:f. C'è un giro del jazz molto fresco e molto promettente. E c'è anche un entourage di sperimentatori che da anni opera in questa città, Curva Minore, per esempio, ma stanno nascendo anche nuove realtà. Mi preoccupa un po' la reale fruizione della musica da parte del pubblico, in modo particolare l'attenzione verso progetti che non conosce. La cattiva abitudine di un certo pubblico di considerare gli artisti come semplici intrattenitori o come i propri beniamini complica la questione del ricambio generazionale, soprattutto da un punto di vista dello stile. Ho il timore che i giovanissimi si limitino, per paura di un pubblico abitudinario al quale molto spesso loro stessi appartengono, prima di diventare professionisti, che  tendano a emulare le generazioni precedenti oppure altri astisti della scena nazionale contemporanea, o che cadano nella trappola di accontentarsi di formule facili, pensando che questo li renda popolari più in fretta. Qualcuno si vincola troppo presto al "professionismo", mentre forse dovrebbe concedersi di maturare col tempo, attraverso l'esperienza reiterata del palco e della gavetta nei locali come il nostro, dove il contatto col pubblico è fondamentale. E noi direttori artistici dei club abbiamo la responsabilità di creare occasioni anche per gli artisti più giovani e acerbi, così che abbiano la possibilità di capire da soli se è il caso di continuare o lasciar perdere, se le porte in faccia, inevitabili in questo mestiere, vale la pena prenderle oppure no. Non è solo una questione di talento, è anche resistenza. Questo vale in tutti i campi dell'arte.

 

Quali difficoltà può ritrovare un gestore di un live club medio piccolo in Sicilia ed invece quale valore aggiunto può dare la musica dal vivo secondo te?

La difficoltà per i gestori è di natura economica, perché le dimensioni ridotte negano i grandi numeri. Con un locale più grande potremmo ospitare più gente, invitare anche artisti che hanno già un pubblico più numeroso e potremmo essere in grado di sostenere spese maggiori. D'altra parte noi siamo affezionati alla nostra sala concerti e ci piace che il nostro sia un luogo che da la possibilità ai musicisti (anche ai pensatori , ai creativi, agli artisti in generale) di regalarci delle buone performance e della buona musica, senza troppe gerarchie fra "grandi" e "piccoli". Credo che sia grazie a questo spirito che siamo riusciti ad ospitare anche artisti  un po' meno abituati a stare "stretti" ma che hanno apprezzato la possibilità di sentirsi vicini al pubblico. Un buon musicista ama e sa sfruttare a suo favore questa possibilità. Un altro vantaggio è che riusciamo a seguire gli artisti direttamente e personalmente e a farli sentire a casa nel nostro locale. O almeno ci proviamo.

 

Parliamo di programmazione, nella vostra ci sono molti artisti esteri per esempio, vuoi parlarci di questa scelta? In generale è difficile portare artisti in Sicilia?

Qualche volta capita che sia difficile portare un artista che mi piace in Sicilia, specie se non ha ancora un pubblico suo da queste parti. In genere proviamo a fare circuito con alcuni locali della regione. A questo KeepOn Live ha contribuito moltissimo attraverso i meeting. Abbiamo conosciuto artisti, booking, altri gestori e direttori artistici con i quali collaborare per costruire mini tour per le band, che altrimenti non potrebbero permettersi di arrivare fino a qui. Per il resto il nostro locale è sempre più conosciuto, abbiamo rapporti con diverse agenzie, alcuni gruppi ci contattano direttamente. Gli artisti stranieri li abbiamo sempre accolti con piacere. Era nostro intento inserirne di più in programmazione rispetto agli anni scorsi. Quest'anno siamo stati fortunati e abbiamo avuto molte proposte riguardanti soprattutto artisti europei, spesso giovani musicisti conosciuti già nei loro paesi di provenienza ma con le potenzialità per ampliare il pubblico anche all'estero. Tu stesso, Lorenzo me ne hai proposti alcuni di grande qualità. In questi tre anni e mezzo abbiamo ospitato anche artisti d'oltre oceano, dall'Australia, dalla Russia. Capita anche che siano i nostri amici o il fan club di un artista a chiederci di inserire in programmazione un progetto, anche straniero. E se piace anche a noi, tentiamo sempre di accontentarli.

 

 

Per quanto riguarda gli orari della musica dal vivo in molti non vanno ai concerti perché magari si comincia troppo tardi, come gestite questo problema?

In realtà sappiamo di dover concludere entro mezzanotte, durante la settimana, ed entro l'una nel weekend. I live non iniziano troppo tardi. L'orario stabilito per gli eventi non è comunque sempre lo stesso, varia in base al giorno ma anche in base al target che intuiamo essere maggiormente legato ad un determinato artista.

 

Quale concerto ricordi con più piacere ed invece quale con meno?

Alla prima domanda posso rispondere facilmente. Il live che ricordo con più piacere, affetto e commozione è quello di VeneziA. Adoravo l'energia boogie di Andrea. Non avrei mai smesso di ascoltarlo e di ballare. Avrei fatto di tutto per ospitare al locale anche la presentazione del nuovo disco ma non ne ho avuto il tempo, la sua scomparsa è stata una grande perdita. Era uno spirito libero ed un bravo musicista. E poi ricordo il primo concerto di Fabrizio Cammarata. Fabbrica102 era nata da poco e Fabrizio ci ha dato fiducia, dandoci la possibilità di ospitare uno dei pochi live che riservava alla sua città. Posso però dirti che ogni evento per noi è un "pezz'e core". Alla seconda domanda non posso rispondere. C'è un solo artista ad essersi lamentato di noi, almeno per quanto ne sappiamo, ma ha una fama nazionale da rompiballe che ci ha già reso giustizia.

 

Indicaci cinque artisti che secondo te faranno molta strada e che sono passati da La Fabbrica 102.

Posso dirti cinque artisti che per me hanno le carte in regola. Prima fra tutti Birthh, che ha già varcato i confini nazionali da un po' pur essendo un'emergente, Le capre a sonagli, anche loro navigati ma giovani, i Blindur, i giovanissimi Buckingum Palace, con la loro batterista che è una forza della natura, Sergio Beercock fra i conterranei. Sono cinque, devo fermarmi. Alessio Bondì non lo considero un emergente e naturalmente spero che confermerà il  suo successo, la sua maturità artistica e la sua originalità, come musicista e come autore.

fabbrica102

Grazie per il tuo tempo, questa ultima domanda tocca a te, chi vorresti ringraziare?

Dovremmo ringraziare una quantità enorme di persone e di professionalità ma staremmo qui delle ore. Vorrei ringraziare tutti i ragazzi e le ragazze che lavorano con noi, tutti gli artisti che sono stati con noi, i collaboratori che ci hanno aiutato, soprattutto all'inizio del nostro percorso. E senza alcuna piaggeria voglio ringraziare il pubblico, perché senza il pubblico la musica muore. Quindi ringrazio di cuore chi ci sostiene ed è dei nostri. Ringrazio te per questa intervista e KeepOn Live per il sostegno e l'attenzione a noi live club di tutta Italia.